Francesco Vitellini – Pirateria – Largo agli indipendenti

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Confesso che l’argomento di queste due settimane mi stava causando serie difficoltà.
Ovviamente, come al solito, volevo affrontare il tema da un punto di vista laterale, e, altrettanto ovviamente, la mia attenzione e le mie ricerche si stavano rivolgendo al mondo della pirateria storica, quella, per farla breve, di Morgan e Bartholomew Roberts, quella di Uluc Alì Pascià (di lui leggerete ancora sul mio blog), di Walter Raleigh e di Francis Drake.
Poi, però, il post di Max mi ha acceso la proverbiale lampadina.
Esiste un sito in rete in cui centinaia, ma che dico, migliaia di artisti indipendenti, giovani o meno giovani, ricevono una sorta di minisito “aggratise” su cui condividere la loro musica. Il sito di cui parlo si chiama bandcamp. Immagino che molti già lo conoscano, ma voglio lo stesso promuoverlo, perché credo sia giusto.
Gli artisti che pubblicano su bandcamp possono scegliere di venderla o di permetterne il download gratuito ma tutte le canzoni sono ascoltabili online, in modo da poter valutare bene l’eventuale acquisto.
Ma la cosa che trovo geniale di questo sito è che gli artisti possano fissare solo il prezzo minimo per i loro lavori. Ci sono migliaia di album, molti davvero belli e ben fatti, scaricabili a un dollaro, un euro o una sterlina. Nessuno vieta di pagarne due, però. Dipende tutto dall’acquirente.
Altri artisti, invece, scelgono di non fissare un prezzo minimo e di permettere di scaricare la loro musica nella modalità “name your price”, ovvero “fai tu il prezzo”. Credo che sia molto difficile dare maggiore libertà a un cliente.
Il post di Max me lo ha fatto tornare in mente perché Amanda Palmer lo fece balzare all’attenzione mondiale tre anni fa, scegliendolo come piattaforma su cui vendere la propria musica (cosa che continua a fare).

Perché tutto questo preambolo?
Perché la vera ragione per la quale esiste la pirateria informatica sono i costi assolutamente osceni che hanno i prodotti editoriali, letterari, musicali o cinematografici che siano (con qualche riserva solo sui film).
Hanno dei costi così alti perché c’è dietro un enorme macchinario pubblicitario e di distribuzione.
Ma bandcamp no. Bandcamp non ha negozi da gestire, non ha personale da pagare, non ha cd da produrre (sono gli artisti stessi che entrano in contatto con l’acquirente). Bandcamp offre uno spazio in cambio di una commissione, una minuscola percentuale sul venduto, per essere precisi.

E sono sicuro che chi vende su bandcamp non ha paura di essere piratato.