cercare il soggetto

otsuka

Julie Otsuka
“Venivamo tutte per mare”
Bollati Boringhieri

Quando a scuola si traduceva latino ricordo che la professoressa ripeteva sempre “trovate il soggetto!“: certo non potevo immaginare allora, mentre mordicchiavo il fondo della biro, che la “ricerca del soggetto” avrebbe caratterizzato buona parte della riflessione culturale del secolo che stavo vivendo né sapevo allora, negli anni in cui mi costruivo come prima persona singolare, quanto quel dibattito mi avrebbe coinvolto: ero un’adolescente femmina nata a metà degli anni cinquanta e sarei diventata uno dei nuovi soggetti su cui si sarebbe scritto e pensato.

Di questa scrittrice non so quasi nulla, ma per certo conosce la fondamentale importanza di “cercare il soggetto” e posso testimoniare che l’ha trovato. Julie Otsuka racconta la storia di migliaia di donne partite in nave dal Giappone per andare spose, negli Stati Uniti, a uomini che avevano visto solo in fotografia: lo strazio della partenza, la durezza della nuova vita e poi la guerra, l’internamento nei campi di lavoro voluto da Roosevelt per i cittadini americani di origine giapponese. Racconta tutto usando un soggetto collettivo, il noi, una scelta linguistica e simbolica coraggiosa che dà al romanzo un impatto emotivo enorme, la forza ipnotica di un canto corale, la fascinazione di una saga. Non ha raccontato la storia esemplare di un io che rappresentasse tutte né usato una terza persona plurale indifferenziata e distante. La scelta del noi ha trasformato, nel suo libro, le storie individuali in Storia ed il racconto di un viaggio in un’epopea.

Questo libro è stato inserito dal New York Times nell’elenco dei cento libri più importanti del 2011 e ha vinto l’Asian American Literary Award e l’American Library Association Alex, ma questo l’ho scoperto solo dopo averlo letto, mentre cercavo di sapere qualcosa di Julie Otsuka e della sua biografia. E’ nata nel 1962 in California da genitori di origini giapponesi e vive a New York; con i primi due libri che ha scritto ha vinto già una decina di premi letterari.

Non ho trovato molto altro ma una cosa credo di saperla io, di lei, qualcosa che intuisco dalle sue scelte grammaticali: deve aver vissuto personalmente l’esperienza di “diventare ancor più soggetto singolare” passando per una “prima persona plurale”.
E sono certa che, anche per lei, dopo, la vita non sia stata più la stessa.