io credo che mamma rai…

Andando al lavoro stamattina, ho avuto il “piacere” di sentire la promozione radiofonica di un’iniziativa della RAI (che, se ho ben capito, è dedicata alle giovani ragazze per raccontare delle loro storie… potrebbe essere questa), la quale recitava “io credo che…” seguita da varie affermazioni.
Che poi, ad essere pignoli, “affermazioni” non erano: perché, salvo che uno faccia una professione di fede, ciò che si “crede” sono nel linguaggio comune supposizioni; al più, valutazioni. Opinioni e ipotesi, insomma.

Ecco, queste “affermazioni” subordinate erano tutte all’indicativo.
Io credo che è; io credo che accade; io credo che faccio…
Io credo che –mannaggiamiseria– adesso vengo lì e ti picchio…
No, aspetta: non lo credo. Lo so.

Magari l’idea è venuta alla RAI per avvicinarsi al linguaggio dei giovani, non so.
In ogni caso, io credo che mamma RAI farebbe bene a ripassare la grammatica e rivedere la propria campagna pubblicitaria.
Perché, io credo che con una costruzione verbale simile sia più corretto adoperare il congiuntivo.
Credo, eh.

Altrimenti, cara mamma RAI, credo che ci convenga affidarci solo a Lercio.it.

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Già che ci siamo, provate a fare un salto anche qui: “La crisi del congiuntivo non deriva dalla pigrizia, ma dall’eccesso di certezze“.