“TUTTI” chi?

Francesco Piccolo. Lo conoscevo già, ai tempi avevo trovato carino “Storie di primogeniti e figli unici” e invece assolutamente sopravvalutato “Momenti di trascurabile felicità”; quindi, dato che la vita è breve e i libri sono tanti, personalmente non ci avrei perso mezz’ora di più. Questo pensavo quando è uscito “Il desiderio di essere come tutti” e “tutti”, l’aggettivo che campeggia in copertina, è il titolo a caratteri cubitali dell’Unità il giorno dei funerali di Berlinguer il 14 Giugno 1984.
Il fatto è che ho cominciato ad esserne incuriosita. I miei amici lo leggevano, io chiedevo: «Di cosa parla?» «Dice che la sinistra ama la sconfitta e in fondo non vuole vincere per mantenere il segno della sua diversità irriducibile”, mi ha risposto uno; “Sì, l’ho letto, parla di noi, della nostra storia” mi ha risposto un altro. “Noi?” ho pensato e così, sentendomi anche un po’ chiamata in causa personalmente, l’ho letto.

Piccolo, insieme a Michele Serra, scrive i testi per “Che tempo che fa” e lo stile e i toni del libro sono gli stessi: la garbata ironia, lo stare dalla parte “giusta” senza clamori e senza perdere il contegno e una leggerezza nell’approccio a temi anche difficili che nel libro da forma diventa contenuto: la scelta programmatica e apertamente rivendicata di non farsi trascinare nei gorghi della passionalità settaria che, arroccata su “principi irrinunciabili”, incapace di cogliere il cambiamento e di rappresentarlo, diventa oggettivamente reazionaria. E questo fondamentalmente Piccolo rimprovera alla sinistra, diciamo così, radicale.
Il desiderio di essere come tutti” ripercorre gli eventi salienti della vita politica di questo Paese degli ultimi decenni, gli anni settanta e il rapimento di Moro, Berlinguer e il Compromesso Storico, Craxi e gli anni Ottanta, l’ascesa di Berlusconi, la caduta del primo Governo Prodi, il tutto intrecciato agli eventi della personale biografia esistenziale e politica dell’autore. Il suo libro mi è sembrato interessante, piacevole, condivisibile in molti punti.
E fastidioso.

Piccolo è nato nel 1964 in una città di medie dimensioni, in una famiglia di classe media, segnata, come lui stesso dice, dalla “superficialità” ed ha vissuto la sua giovinezza negli anni ottanta quando la “superficialità” è andata al potere. Nel mio fastidio, lo so, c’è anche una inconfessabile invidia: a lui la capacità di “stare nel mezzo” è stata regalata dall’origine di classe e dall’epoca storica, per questo i suoi travagli sembrano sempre un po’ puerili, è la totale assenza del senso del “tragico”, della consapevolezza dolorosa che la ricerca dell’ equilibrio tra istanze personali e collettive, tra esigenza di cambiamento radicale e necessità di mediazione con la realtà, è una condizione instabile, in cui si oscilla continuamente per tenersi in piedi, una posizione in cui sia lo sbilanciamento eccessivo che la rigidità ti fanno cadere.

I momenti salienti del suo percorso personale e politico sembrano svolgersi tutti davanti alla televisione, in questo davvero tipico della sua generazione. Davanti a una partita di pallone vista in tv diventa comunista (l’episodio peraltro è gustosissimo); da solo davanti allo schermo si emoziona ai funerali di Berlinguer; guardando alla televisione con un gruppo di amici la vittoria elettorale di Berlusconi si innamora della donna che sposerà. Lei è chiamata nel libro “chesaràmai” e l’episodio è volutamente emblematico: mentre tutti guardano sbigottiti quello che sta accadendo questa ragazza, sorseggiando un bicchiere di vino dice: «Va bene, che sarà mai, Berlusconi ha vinto le elezioni e governerà, cosa può succedere?». Infatti, niente. Mi pare di capire che per Piccolo, e per molti, abbia significato soprattutto aver trovato qualcuno che rappresentava così bene il disvalore assoluto da farli sentire con facilità giusti, intelligenti e morali senza che la propria vita materiale risentisse in alcun modo di vent’anni di destra al potere e senza muoversi dal salotto né da davanti alla televisione.

Per i “noi” che sono cresciuti nelle piazze, per i “noi” che la vittoria di Berlusconi gli ha cambiato in peggio la vita e gli errori della sinistra pure, per i “noi” che vivono i loro momenti di “trascurabile felicità” pur consapevoli della direzione che ha preso il mondo le cose non sono state e non sono così lineari. Di fronte alla quotidiana fatica di comprendere il mondo e di viverci dentro, senza tralasciare di provare a immaginarne un altro migliore, che sottile fascinazione la posizione di Piccolo!: schierarsi una volta per tutte con un centro progressista, riformista, moderato, smetterla di fare quelli “diversi” che non gli sta mai bene niente e diventare come tutti.
Se mi spiega tutti chi, io ci sto.

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Francesco Piccolo
“Il Desiderio di Essere Come Tutti”
Einaudi Supercoralli