Era solo pioggia

longano-alluvione

3/07/2006

Ogni volta che ti parlo vorrei restare qui appoggiata a quest’albero, con i tuoi riccioli cascanti sulle mie ginocchia, e le mie cosce che trovano il tuo viso bello e pesante e ricordano di quando era umido e leggero e piegato in avanti. Avere ancora quelle scarpe da skate che ho comprato in quarto, che non stringevano e ti rincorrevano e nascondermi sui tetti dei grattacieli. Tu mi racconti la città e io ti racconto il paese, e mettiamo insieme il microscopico e il grande e forse ci stoniamo per non sentire l’odore del cementificio. Quasi questa skunk puzza di più.
Preferivo l’odore della fabbrica di quella stagione passata insieme piuttosto che i padri disoccupati. L’acqua che scorreva lurida, piuttosto che il mare limpido e senza i tuoi giochi.

L’alluvione ci ha sepolto. Ci ha bagnato di nero, ha lasciato solo le macchie e lavato tutta la colla che ci univa quando non ascoltavamo il tempo.

Con me non devi essere niente…

Ogni volta che sbandavi in bici era per allontanarti da me. Ogni volta che hai visto il tuo sangue fuoriuscire lentamente e poi soddisfatto mi hai divorato le labbra, mi hai rubato le parole dal cemento in cui le avevo conficcate. Mi rimproveravi perché mi pulivo le mani sui jeans, ma il giorno che ho provato a pulirle sul ponte, mi è sembrato di aver distrutto tutto. Se a danneggiarti non è stato il piombo, allora sarà stata l’erba. O la mononucleosi. O io.

Il primo che trova questo foglio ha abbandonato l’altro.