Pillole di giustizia: un nuovo reato, se ne sentiva la mancanza…

Premetto, fin da subito, che sono molto critico riguardo l’introduzione del reato di “omicidio stradale”: in sostanza, considero questa scelta un perfetto esempio di “lobbysmo” da parte di alcune (legittime) associazioni che hanno focalizzato tutta la loro attività di pressione riguardo un tema importantissimo come la sicurezza stradale su un solo aspetto, quello della sanzione penale (al punto che esiste persino un sito dedicato…).
Peraltro, ne avevamo già parlato in alcuni vecchi post….

Provo a spiegare le ragioni delle mie critiche.
La legge recentemente approvata introduce dunque nel codice penale un nuovo art. 589-bis, rubricato appunto “omicidio stradale”. Sin da subito è interessante notare la collocazione della nuova norma, dopo l’art. 589 dedicato all’omicidio colposo.
La norma pare introdurre due fattispecie di reato, ovvero:

1. Chiunque cagioni per colpa la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale è punito con la reclusione da due a sette anni.

2. Chiunque, ponendosi alla guida di un veicolo a motore in stato di ebbrezza alcolica o di alterazione psico-fisica conseguente all’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope ai sensi rispettivamente degli articoli 186, comma 2, lettera c), e 187 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, cagioni per colpa la morte di una persona, è punito con la reclusione da otto a dodici anni.

La prima, dunque, sanziona ogni morte causata “violando le norme sulla circolazione stradale” (domanda: anche in bicicletta? A tenore letterale parrebbe possibile…); la seconda, invece, la morte eventualmente causata da chi guida “in stato d’alterazione” dovuto all’assunzione di alcool o droghe (che già di per sé sarebbe una “violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale“).

Subito dopo, la nuova legge dispone che “c) all’articolo 589, secondo comma, le parole: «sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle» sono soppresse; d) all’articolo 589, il terzo comma è abrogato“. La modifica non dirà nulla ai più, ma per chiunque voglia andare ad approfondire la questione la scoprirà estremamente rivelatrice.
I due passaggi normativi abrogati, infatti, prevedevano già significative sanzioni aggravate nell’ipotesi di omicidi (colposi) causati violando le norme sulla circolazione stradale e commessi in stato d’ebbrezza o intossicazione da stupefacenti.
In particolare, il 2° comma dell’art. 589 c.p. ante-riforma recitava: “Se il fatto [omicidio colposo] è commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è della reclusione da due a sette anni“; mentre il 3° comma comportava un aumento della pena “da tre a dieci anni” nelle ipotesi di intossicazione da alcool o droghe.
Giusto per la precisione: la fattispecie base dell’omicidio colposo prevede una pena da sei mesi a cinque anni, dunque già prima della riforma in ipotesi di omicidio causato alla guida di un veicolo, la pena era sensibilmente aumentata.
In pratica: tutto questo già c’era prima della riforma!

Ammesso e non concesso che un tale nuovo aumento delle pene fosse davvero giustificato da esigenze di prevenzione speciale e generale, oltreché di rieducazione/risocializzazione del reo, resta da chiedersi se davvero per giungere a tal fine fosse necessario introdurre un nuovo reato. Personalmente credo di no: il sistema penale funziona tanto meglio quanto più è semplice e la logica simbolica in diritto penale non dovrebbe entrare.
In ogni caso, la domanda sul fine del diritto penale resta: davvero un tale aumento della pena è giustificata dall’esigenza di “educare” i cittadini ad un maggiore rispetto delle norme sulla circolazione stradale? Mi permetto di dubitarne, fortemente: davvero crediamo che da oggi tutti rifletteranno sulle potenziali conseguenze del loro agire quando si mettono alla guida di un auto? Ma se le notizie di questi giorni ci riferiscono che non pensiamo neppure in situazioni ben più evidenti! Davvero chi commette un reato simile necessità di tutti quegli anni in carcere per comprendere -se mai- la gravità del proprio gesto?

Non a caso, le Camere Penali (unione degli avvocati penalisti), parla di ““mistificazione”, di “arretramento verso forme di imbarbarimento del diritto penale”, di “disprezzo verso i più elementati canoni di grammatica del diritto penale”. Già prima della nuova legge, sottolinea l’organo rappresentativo degli avvocati penalisti, il codice penale forniva strumenti per punire adeguatamente l’omicidio stradale (v. art. 589, comma 3, c.p.). Si tratta pur sempre di un reato colposo, ricorda la Giunta dell’UCPI, per cui appaiono inconcepibili sia la previsione di pene così elevate, sia il raddoppio “insensato” dei termini di prescrizione (tempo minimo, salvo l’aumento in caso di interruzione, ventiquattro anni!)“.
Ma non è neppure tutto qui… v’è persino di peggio!

Già, perché se il reato di omicidio stradale resta una fattispecie colposa (per un riassunto sulla differenza fra “dolo” e “colpa” in diritto penale vedere questo post, oltre a questo e questo), la nuova norma pare introdurre una pericolosissima “presunzione“, ovvero ritenere implicitamente già dimostrato che chiunque si ponga alla guida in condizione di alterazione o violi le norme sulla circolazione stradale fosse già di per sé in uno stato mentale di “imprudenza, negligenza, imperizia“. Probabilmente è così, non lo nego di certo! Ma in diritto penale, proprio perché sono in gioco i nostri diritti fondamentali, non si può ragionare per presuzioni!
Scrivono le Camere Penali: “L’evento lesivo deve essere infatti la concretizzazione del rischio specifico insito nella guida in elevato stato di ebbrezza; quindi si dovrà in ogni caso verificare che l’evento sia dovuto proprio all’incapacità del conducente di osservare le regole sulla circolazione stradale in ragione dell’alterazione delle sue condizioni psico-fisiche dovute all’ingestione di alcool o stupefacenti“.
Allora, delle due l’una: o i giudici -come devono!- procederanno ancora ad accertare in concreto il collegamento fra il rischio della guida in stato d’alterazione e l’evento lesivo, nel qual caso la norma risulta parzialmente inutile; oppure la norma vorrebbe esonerarli da una tale indagine, risultando dunque potenzialmente incostituzionale per violazione dell’art. 27 Cost.

Ma se ne sentiva veramente la mancanza di questo reato di “omicidio stradale”!
Insomma, per l’ennesima volta un ottimo (sic!) lavoro da parte del legislatore…. Stavolta, purtroppo, con la colpevole complicità di tanti cittadini persuasi di fare un’opera meritoria.