“La lingua colora il mondo”, non una recensione

Un libro meraviglioso e sorprendente che lascia senza fiato dalla gioia” – Stephen Fry

Non so cosa pensiate di Stephen Fry, ma certamente un giudizio simile in copertina del libro a me è parso particolarmente importante, diciamo pure persino esagerato.
Cosa mai potrà esservi di “gioioso” in un libro di linguistica?

Guy Deutscher (qui il sito personale) riesce, tuttavia, nella sorprendente impresa di avvicinare anche il più profano dei lettori ad una materia complessa ed oscura come lo studio delle lingue. Non solo: lo fa pure con uno stile dettagliato ed avvincente che, letteralmente, “cattura” nella lettura tanto che alla fine vi fa venire voglia di apprendere una lingua straniera, meglio se remota e semisconosciuta.

Se il linguaggio è lo strumento di comunicazione par excellence, il suo differente impiego non può essere indifferente nel nostro modo di orientarci nel mondo. E Deutscher riesce a svicerare alcuni dei meccanismi tramite i quali ciò avviene, ad esempio nell’ambito dei colori, dell’orientamento geografico, dei generi e dei tempi verbali.

Passando dall’opera massima di Gladstone su Omero ed il suo “il mare color del vino” (?!), attraverso lingueimages.duckduckgo.com indigene disperse fra gli angoli più remoti del pianeta quali il matses, il guugu yimithirr o il tzeltal e supportato da un’insieme di fonti estremamente diversificate, Deutscher ci guida attraverso la scoperta delle differenti lingue e del loro impatto nel nostro modo di pensare, comprendere, memorizzare ed interpretare il mondo.
Il risultato è, a dir poco, sorprendente: alcuni lettori ricorderanno probabilmente quando tempo addietro scrissi di alcune ricerce secondo le quali la nostra lingua madre potrebbe avere un impatto nella nostra programmazione finanziaria; ebbene, le ricerche riportate da Deutscher si spingono ben oltre, sino a dimostrare l’impatto del linguaggio nella nostra percezione dei colori, nel modo di orientarci nello spazio, o nell’associare i generi agli oggetti, ricordare e riportare avvenimenti.

Ma il libro sarebbe ben arido se si limitasse a riportare i dettagli delle ultime scoperte accademiche.
Tutt’altro: Deutscher preferisce condurci in una scoperta tanto scientifica quanto storica, ripassando i passaggi fondamentali del progresso della scienza linguistica, non risparmiando un’accurata analisi degli errori passati, delle loro cause e del loro superamento. Il tutto corraborato dai relativi esperimenti e da molteplici esempi storici, utili a corroborare ed esemplificare la materia anche per i non specialisti.

Insomma, questo libro è un viaggio, tanto attraverso le differenti lingue, quanto fra la storia, la geografia e le culture.
Un viaggio che è anche una scoperta, una forma di avventura intellettuale attraverso le trame più profonde delle popolazioni esotiche e delle loro culture (intese come modi di intendere il mondo) tessute fra natura e cultura.
Aspetto tutt’altro che secondario, quest’ultimo, nel libro di Deutscher, costruito come un arduo sentiero nel determinare cosa fra biologia e costruzioni sociali (“cultura”) si rilevi più determinante nel plasmare il nostro modo di interpretare e comunicare il mondo.
Un sentiero che ha visto drastiche svolte nel corso dei secoli di ricerca scientifica e che appare ben lungi dall’aver raggiunto la propria fine…

Gli esempi che preferisco? Oltre al giapponese e alla sua distinzione ambigua (per noi occidentali) fra verde e blu (!); sicuramente l’aborigeno guugu yimithir, i cui parlanti (originari) non hanno le categorie di “destra” “sinistra” “avanti” e “dietro” ma si orientano unicamente con i punti cardinali (bellissima la narrazione di come i parlanti riportino gli eventi passati, mimando i gesti compiuti esattamente con il medesimo orientamento cardinale!) ed il matses dell’Amazzonia, che richiede di precisare attraverso le costruzioni sintattiche come si è appresa un’informazione (esperienza diretta, congettura…) in che tempo rispetto all’evento (cosa scoperta poco dopo l’avvenimento o molto tempo dopo) e in che tempo rispetto alla narrazione …una precisione epistemologica simile sarebbe terrore e delizia per avvocati!

Senza dubbio, la linguistica resta materia per pochi, materia che difficilmente potrà appassionare la massa dei lettori.
Ma se avete anche solo un briciolo di curiosità in proposito, non perdetevi “La lingua colora il mondo“.
In definitiva, non pochi passaggi lasciano senza fiato dalla gioia.