Orban, Salvini, qualche domanda non fatta ed una proposta

Nella situazione ungherese di questi giorni, c’è qualcosa che mi lascia perplesso: e no, non è il fatto che le immagini che giungono da Budapest e dintorni richiamino alla mente giorni bui, come d’altronde le immagini di tutta la “vicenda immigrazione”, che stiamo vivendo con agghiacciante leggerezza (segnalo che lo stesso parallelismo è stato tracciato in un post molto poetico da un po’ di mondo, tre giorni fa). Questo mi spaventa e mi ripugna, ma non mi lascia perplesso..

No, il fatto è: perché nessuno si pone la domanda? Possibile che tutti accettiamo che Orban ordini al suo braccio armato di malmenare i migranti onde trattenerli nelle stazioni ungheresi, senza che questo faccia gridare di indignazione non dico la coscienza, ma quanto meno la logica?

Chiunque nell’ultimo anno non sia vissuto in Antartide senza una linea Wi Fi sa, o dovrebbe sapere, che Viktor Orban (eroe di molta destra anche nostrana) ha adottato la linea del muro contro muro, riguardo l’immigrazione: e non sto utilizzando l’espressione in senso lato. Il premier ungherese, di fatti, a giugno aveva dato il via ai lavori per la costruzione di un muro sul confine serbo, in modo da tenere fuori i migranti dal paese che governa: hai visto mai, gli sporcassero la pura razza pannonica. Credo ci siano paesi cui il cosiddetto mondo civile guarda con disdegno per molto, molto meno, ma tant’è.

Poi il tempo è passato, ed è emerso che dell’Ungheria ai migranti frega poco o nulla: che chi scappa dal Medioriente attraverso la via che dalla Turchia porta alla Grecia vuole raggiungere, quando non ci lascia le penne come il bambino di tre anni che in questi giorni sta ricevendo sui social network del gran bel cordoglio sciacqua coscienza, la Macedonia, la Serbia e quindi l’Ungheria solo “in transito” (spesso, per questa traversata i migranti pagano lauti compensi, e rischiano anche di essere derubati o uccisi da bande di criminali senza scrupoli). La meta a cui puntano queste persone è la Germania che, a dispetto delle favolette che ci ha raccontato qualcuno, a livello mondiale è il paese che accoglie il maggior numero di richieste d’asilo (il triplo, rispetto all’Italia).

Ed infatti: quei poveri cristi tenuti come bestie nelle carrozze dei treni, proprio questo chiedono, che li si lasci partire e raggiungere la Germania. La domanda è: se Orban non vuole i migranti sul suo territorio, perché non glielo lascia fare? Diavolo, fossi io Orban (e non ringrazierò mai abbastanza qualunque divinità per non esserlo), istituirei dei treni apposta. Dei rottami che deragliano alla prima curva, magari, per mostrare ai miei concittadini (ed elettori) che non vengono prima i migranti degli ungheresi, ma lo farei.

Eppure, da una (senza dubbio superficiale) ricerca che ho fatto su Google, emerge che nessuno si è posto il quesito. Quindi, lo faccio io qui, ed avanzo anche una possibile risposta: il fatto è che Orban, per trionfare elettoralmente (come ha fatto), deve creare un doppio frame concettuale: da un lato, quello dell’invasione del sacro suolo patrio; dall’altro, quello dell’Europa che lascia soli i paesi che, eroicamente, tentano in tutti i modi di arrestare quest’orda di beduini invasori che vogliono innalzare i minareti laddove un tempo sorgevano i campanili, costringere le nostre donne (non solo quelle brutte, ma addirittura le fighe!) a mettere il burqa, farci ingurgitare kebab a chili eccetera eccetera.

Motivazioni simili, ovviamente, sono quelle che spingono Salvini a fare le deliranti dichiarazioni che ogni sera ci mandano di traverso la cena. Ultimamente, il rampante leader della Lega se l’è presa con “lo Stato” per aver “permesso” l’efferato delitto di Palagonia, evocando la frusta associazione “immigrazione=insicurezza”, con cui il suo partito ha riportato risultati sempre migliori di elezione in elezione, prima di essere travolto da uno scandalo già dimenticato; non mi ricordo di averlo sentito prendersela “con lo Stato” per aver “permesso” la strage di migranti che annualmente si consuma nei campi di pomodori di mezza Italia. Se è per questo, non se l’è presa proprio con nessuno, per quella strage. E la cosa non deve stupire.

Qualche giorno fa, un politico svizzero è stato sospeso da Facebook per aver pubblicato una foto che ritraeva una nave carica di immigrati (foto per altro risalente a più di vent’anni fa), e la scritta: “arriva la forza lavoro”. Il politico in questione è uno stronzo, e siamo tutti d’accordo; ma il fatto è che ha ragione.

L’elettorato di Salvini si compone per una buona fetta, oltre che di neo-impoveriti, di piccoli e medi imprenditori, anche discretamente benestanti, che hanno bisogno di una forza lavoro (appunto) facilmente ricattabile: ecco, dunque, che corrono in massa a votare per Salvini non già perché credano nelle sue parole (come invece fanno i neo-impoveriti, che hanno bisogno di qualcuno che li rassicuri sul fatto che, benché ormai alla canna del gas, voi non siete come loro), ma perché li mette nelle condizioni di sfruttarla, questa forza lavoro. Eh, sì, otto ore al giorno, dovrebbero ringraziarmi già solo perché li faccio lavorare, questi negri!

Il fatto che queste migliaia di persone scappino da qualcosa che noi abbiamo provocato, per mantenere il nostro benessere, non fa che rendere la situazione ancora più grottesca. Ci pensavo proprio stamattina, mentre uscivo dal supermercato dove mi ero comprato il pranzo ed un ragazzo di colore mi metteva davanti un cappellino sdrucito dentro il quale ho messo un euro.

Ed allora, io lancio una proposta al governo Renzi: oggi come oggi, l’elemosina non è più un reato (l’articolo 670 del codice penale, sulla mendicità, è stato infatti abrogato da una sentenza della Corte Costituzionale nel 1995); nonostante ciò, rimane ancora mal tollerata, soprattutto quando esercitata da stranieri.

So che, pur coi vostri potenti mezzi, non potete cambiare la mente degli italiani; è nel vostro potere, tuttavia, far approvare leggi che i cittadini siano obbligati a rispettare. Ci state obbligando a rispettare leggi francamente demenziali, quindi mi sento in diritto di chiedervi di rendere, da oggi in poi, l’elemosina obbligatoria. Fuori da ogni supermercato, un immigrato siriano o africano o kossovaro, cui dobbiamo dare uno o due euro tutte le volte che andiamo a riempirci i carrelli di pattume inutile.

Così, avremo ben chiaro che quei disperati che sbarcano sulle nostre coste non sono viziati figli di papà che vengono a farsi le ferie: no, sono una tassa sul nostro benessere.

Credit: Globalist.it