Insegnando si impara il mestiere di sorridere: “Il Faro”

Attenzione ai naviganti: post a quattro mani per un Faro! Resistete e e non perdete di vista la luce, ne vale decisamente la pena.

Tempo fa ho frequentato una scuola di scrittura, e durante una delle tante cene “di classe”, fra altre persone, ce n’era una che lavora per la fondazione “Il Faro”. Abbiamo molto parlato di cosa sia, ma siccome io sono peggio di San Tommaso, sono stato invitato a conoscere la Fondazione in occasione di un openday dedicato, il 1 aprile e ci sono tornato pure, il 9 per la Festa di fine corsi!
Non avrei mai immaginato di emozionarmi tanto. E’ stato un tuffo in atmosfera a me totalmente sconosciuta, rinascita a nuova vita.

Il modello de “Il Faro” è semplicissimo: insegna, a titolo totalmente gratuito, mestieri italiani a ragazzi di tutto il mondo, giovani italiani e stranieri dai 17 ai 30 anni. I mestieri offerti sono quelli tradizionali italiani, i più richiesti dal mercato: aiuto cuoco, aiuto pasticcere, aiuto pizzaiolo/fornaio, in ambito culinario, ma anche aiuto parrucchiere e tecnico riparatore. Il primo e più importante obiettivo per i ragazzi che arrivano, prima ancora di imparare un mestiere, è quello di recuperare la fiducia in se stessi, di trovare accoglienza, di trovare una “casa”.

LOGO FARO NUOVOIl logo è bellissimo (cliccatelo per andare sul sito della fondazione), con quel cuore pulsante capace di irradiare luce a 360° senza pause. Dovunque ci si trovi lo si può vedere una prima volta, una seconda e poi ancora e ancora. Sì, perché i ragazzi che studiano al Faro tornano: a volte per salutare, a volte addirittura per insegnare : dopo aver lavorato con successo applicando quanto appreso, tornano qui a ricordarsi chi sono, da dove sono partiti e dove sono arrivati.

NUMBERS 2014-001La giornata del 1 aprile è iniziata con la presentazione condotta da Gianni Del Bufalo, direttore d’istituto, e da Samaritana Rattazzi, vice presidente del Faro e figlia della fondatrice, Susanna Agnelli. Di presentazioni nella mia vita professionale ne ho viste tante, ma raramente ho colto un entusiasmo così concreto e contagioso. Le ragioni di tanto entusiasmo sono i numeri del 2014, e sono certo che, se ingrandirete l’immagine qui accanto cliccandola, contageranno anche voi .

Il più importante “critical success factor” de “Il Faro” è la squadra: un manipolo di eroi, condotti magistralmente dal direttore didattico, Massimo Biagiotti, che oltre a guidare l’organizzazione dei corsi, funge anche da supervisore e da tutor “generale”. La gestione è improntata al team building: per iniziare, tutte le mattine c’è “il quarto d’ora con Biagiotti” in sala teatro, presenti tutti gli allievi, per parlare di un tema qualsiasi. Dalle difficoltà che potranno incontrare sul lavoro ad un argomento di attualità; dalla descrizione dei vari tipi di possibili datori di lavoro e “capi” con i quali si troveranno ad aver a che fare, a panoramiche su usi e costumi italiani. Insomma un vero e proprio “motivation meeting” quotidiano.

Esiste un passaparola incredibile tra i ragazzi. Gli aspiranti studenti devono fare domanda direttamente sul sito,scegliendo il corso al quale vorrebbero partecipare . Quando si aprono le iscrizioni alla nuova sessione di corso, l’annuncio viene dato su web e dopo circa 9 minuti i 500 posti si saturano. A ciascuna sessione di corso, con durata di due mesi e frequenza di 4 gg alla settimana, partecipano complessivamente una sessantina di allievi, scelti tra i 500 aspiranti dopo una selezione, una prova in lingua per gli stranieri e un colloquio col team.

Finiti i corsi, i ragazzi sono avviati ove possibile a stage quindicinali, realizzati senza alcun costo per le aziende. Spesso accade che gli stage siano convertiti in contratti, a volte non capita, ma per il 60% dei ragazzi selezionati per la prova lavoro, sì.

Mi piacerebbe con questo post, contagiarvi con il mio entusiasmo, farvi venire voglia di seguire la scia del Faro come ce l’ho avuta io, non ho potuto resistere a tanta concreta bellezza, e ho messo a disposizione la mia esperienza professionale per aiutarli.

Volete essere sponsor del Faro?

Per aiutare “Il Faro” basta buona volontà. Se vendete energia elettrica, potete portare la luce del Faro più lontano. Se siete esperti di comunicazione potrete dare voce al Faro. Se avete esperienza di fund raising potete aiutare a finanziare più corsi. Se avete migliaia di follower sui social network potete dare il la per un passaparola. Ma basta anche un blog, per fare un reblog che aiuti a spargere la voce. Se avete un’azienda a cui servono le professioni indicate sopra, potete prendere in prova qualcuno di questi ragazzi.

Nell’era del villaggio globale non è necessario essere a Roma, per gestire le attività indicate qui basta essere contagiati dalla bellezza , lasciate un commento e provvederò io a contattarvi all’indirizzo email associato al vostro nick.

Concludo con le parole di Domitilla, la mia amica della scuola di scrittura, insegnante al corso di aiuto-cuoco, e chef bravissima.

“I ragazzi che arrivano da noi non si contano: sono tanti e arrivano da paesi diversi, ma si riconoscono subito, hanno tutti lo stesso sguardo. Guardano il mondo da lontano e a vent’anni, spesso, hanno percorso la vita senza incrociare mai la Fiducia: negli altri, negli adulti, ma soprattutto in se stessi. Al Faro li vediamo sciogliere catene, trasformarsi, organizzarsi nel lavoro, crescere e sorridere. Soprattutto sorridere.”