Name That

Il talento musicale non è il solo aspetto importante per un cantante o un gruppo. C’è l’immagine, c’è il carisma, l’abilità di sapersi pubblicizzare in modo efficace, di collaborare trasversalmente con esponenti di altri ambiti per raggiungere un pubblico più ampio o per dare maggior lustro al proprio operato, inserendo un brano in un film o appiccicando una copertina d’impatto a un proprio disco.

E poi c’è la scelta del nome. Una volta per tutte, a meno di non essere Prince. Un elemento apparentemente dal basso valore aggiunto, ma che sarà l’unica cosa che tutti effettivamente ricorderanno ogni volta che parlano di qualcuno, che comparirà ovunque, che sarà repulsivo o magnetico agli occhi dello sconosciuto su una locandina o su uno scaffale di negozio. Ci sono gruppi il cui nome ha fatto presa su di me, ed è stata la ragione che mi ci ha fatto avvicinare, questo è il loro podio.

1. Someone Still Loves You Boris Yeltsin

I SSLYBY sono una band indie-pop del Missouri, dalla carriera quasi decennale, nell’arco della quale hanno pubblicato quattro dischi. Il quinto è previsto in uscita per il 2015 inoltrato. Un sound un po’ leggerino e non troppo originale, di quelli gradevoli da ascoltare ma che non ti invitano troppo a riprenderli in mano altre volte, anche perché si confondono facilmente con altri gruppi con lo stesso stile. Eppure un nome che non può risultare non magnetico per chi è cresciuto negli anni 90, appena in tempo per vedere il mito dell’Unione Sovetica sfaldarsi e al suo posto emergere la Russia del simpatico ubriacone Boris Yeltsin, che dopo la politica di cambiamento di Gorbaciov distrusse definitivamente la reputazione dell’URSS tutta d’un pezzo puntando su una politica vodka&risate, molto più accattivante del taglio autocratico di Vladimir Putin.

2. A Place To Bury Strangers

Nome un po’ meno divertente per questo gruppo newyorkese, guidato dall’eclettico Oliver Ackermann (noto anche come produttore di pedali per distorsione). Un’etichetta cupa in linea con il loro suono, alternative rock in bilico tra il noise e lo shoegaze, ma anche con il post-punk, insomma un incrocio dei generi più allegri degli ultimi trent’anni con un risultato interessante ed estremamente rumoroso. Anche loro hanno un disco in uscita nell’anno corrente, Transfixiation (per la verità già pubblicato a febbraio), e nella terzina sono quelli che maggiormente apprezzo a livello musicale.

3. Godspeed You! Black Emperor
Se quegli altri possono essere simpatici, spiritosi o originali, questi sono proprio matti. Partendo dal punto esclamativo nel mezzo del loro nome. Canadesi di Montreal, nella loro indefinibilità possono essere messi sotto il cappello del post-rock, con un marcato riferimento al progressive (senza eccedere, perché è risaputo che a me il prog rock annoi da morire). Carriera più che ventennale per loro, tra side project vari e anche una pausa, sei album in studio, l’ultimo uscito nel mese di marzo, la nomea di grande band nei live, il nome mutuato da un documentario giapponese degli anni Settanta su una biker gang, e la follia che si rende evidente anche nelle tracklist dei loro dischi, composte mediamente di soli quattro-cinque pezzi della durata a volte superiore ai venti minuti. Rasentano il TSO, insomma.