Cavie

Qualcuno di voi lettori avrà notato che ieri abbiamo pubblicato un post su questo blog dall’altissimo, oserei dire: incommensurabile, valore scientifico e letterario.
Titolo, testo e tag di quel post recitavano “a”.
Degno d’una perfezione che Fontana, Ungaretti e tutti gli haiku me facevano na pippa.

Ora, ovviamente, gli attenti lettori si saranno -anche un pò lecitamente- sentiti presi in giro da un post che appare su questo blog dopo svariati giorni di silenzio ed il cui unico contenuto è ridotto ad una lettera.

In verità, quel post è stato pubblicato per due ordini di ragioni, entrambe assolutamente ed indiscutibilmente valide: la prima, perché da troppo tempo non si pubblicava nulla ed il suo autore non aveva idee sensate su qualcosa da scrivere.
Immagino che questa ragione abbia già ampiamente persuaso larga parte dei lettori dell’intelligenza di quel post.

La seconda, riservata solo agli scettici che ancora (dopo approfondite delucidazioni) continuano a considerare quella pubblicazione una, francesissima, prispourlecul, è oggetto di questo post: cavie.
Molto semplicemente, l’autore del presente e (incidentalmente) del precedente post era desideroso di valutare alcuni elementi che potremmo definire di psico-sociologia di internet. Senza avere alcuna competenza specifica, ovviamente.

Un’analisi empirica di quel post consente, infatti, allo scrivente di rilevare alcuni elementi che confido essere sommamente interessanti.
Digressione: scusate, non ricordo più se sto scrivendo in prima od in terza persona. Comunque, egli sono io. Io sono egli.
Il primo fra detti elementi scientificamente rilevati attiene al traffico che suddetto post genererà nel sito, ovverosia al numero di visite che riceverà, pur senza avere alcun contenuto né tag appropriato.
La risposta potrebbe anche dirci se abbia ancora un senso continuare a scrivere post -che supponiamo- dotati di senso o se non sarebbe più opportuno dedicare questo blog all’enunciazione dell’alfabeto.
Degli alfabeti.
(Che potrebbe benissimo essere una meritoria opera didattica, visto il crescente analfabetismo di ritorno: una sorta di “Non è mai troppo tardi” ai tempi di internet).

La seconda rilevazione, alla quale l’autore ammette di non aver inizialmente pensato, riguarda i tempi cronometrici di reazione a suddetto post totalmente inutile e privo di contenuto.
Orbene, sono lieto di annuciare che alle ore 13:07 del giorno 03 marzo c.m., a sette (7) minuti dalla sua pubblicazione, il post in oggetto aveva ricevuto il primo like.
L’autore non ha, purtroppo, termini di paragone con precedenti post, suoi o d’altri, pubblicati presso i discutibili o altrove. Tuttavia propone qui l’ipotesi che suddetto tempo di reazione sia rimarcabilmente breve e che, dunque, i post brevi siano preferibili per il lettore a quelli lunghi.
Formulato altrimenti, il primo teorema blogghigo di red reciterebbe più o meno così: i lettori blogger preferiscono post brevi, anche se la brevità va a scapito del contenuto.
L’autore sta dunque ipotizzando di portare ad uno step successivo detta parte dell’esperimento.

Terza rilevazione: le reazioni complessive del pubblico del presente, autorevole (almeno fino a ieri) blog alla pubblicazione del menzionato e non ulteriormente qualificato post.
Malauguratamente, questa rilevazione non è pienamente disponibile al momento in cui lo scientifico ricercatore abbozza le presenti conclusioni (ore 13:15 del giorno 03 marzo c.m.), i dati disponibili non sono ancora rilevanti.

Lo scrivente confida dunque di poter integrare la propria ricerca nelle prossime ore e, a tal fine, sospende la stesura del proprio paper.
Ritenendo tuttavia che il protratto silenzio (per oltre 25′ minuti primi) rispetto alla propria pubblicazione possa costituire sin d’ora un dato scientificamente rilevante, l’autore riprende la stesura del presente alle ore 13:32 del giorno 03 marzo c.m., per enunicare una seconda ipotesi che di seguito prenderà il nome di secondo teorema blogghigo di red: i post privi di contenuto suscitano meno reazioni di quelli che hanno un contenuto sensato.
Metodo scientifico: dotarsi di un protocollo e non rispettarlo.

L’enunciazione di suddetto teorema spinge, per sillogistica connessione con primo, lo scrivente ad azzardarne un terzo. Dunque, terzo teorema blogghigo di red: la lunghezza argomentativa di un post, riducendo il numero di lettori, opera da filtro alla partecipazione ad un blog, selezionando solo coloro che sono maggiormente interessati al contenuto dello stesso.

A ventiquattro ore dalla pubblicazione, l’autore ritiene infine di aver accumulato una mole di dati sufficiente a concludere l’analisi anche con riferimento al primo quesito propostosi.
In particolare: alle ore 19:30 del 03 marzo c.m. il post in oggetto riportava 6 visioni, 2 like e 2 commenti. Con una ragguardevole media di 2/3 di interazioni rispetto alle visite. Tale dato porrebbe in crisi il secondo teorema blogghigo sopra esposto.
Di fronte a tale evidenza, e cercando disperatamente di conservare la coerenza interna della propria ricerca, l’autore pone qui la prima postilla al secondo teorema blogghigo: i post privi di contenuto provocano meno reazioni, a meno che non siano talmente privi di contenuto da suscitare nei lettori il senso d’esser posti di fronte a qualcosa di assurdo che esige un loro tentativo di trovarvi un senso.
Ad oggi, 04 marzo c.m., le visite risultano esser 10 (tre -3- nella giornata del 04.03), con 2 like e 3 commenti. Il relativo decremento delle interazioni spinge lo scrivente a formulare un quarto teorema blogghigo: i post brevi e privi di contenuto suscitano una reazione istantanea, destinata a decadere rapidamente nel tempo.

Rimarcabilmente, nessun comento recita come testo “B”. Tale constatazione conduce lo scrivente ad ipotizzare una carenza di spirito consequenzialista nel pubblico dei blog su internet. Qualunque cosa ciò voglia dire.

In entrambe le giornate, le views al post in oggetto costituivano circa il 10% delle visite al presente blog. Ciò, logicamente, porta l’autore a formulare un quinto teorema blogghigo: circa il 10% di internet è fatto di cose senza senso, la quale non solo non viene evitata dagli utenti, ma forse persino ricercata.
Nondimeno, l’autore sospetta che questa percentuale sia fortemente sottostimata.

L’autore si propone di proseguire comunque nella propria indagine, aggiornando i lettori con cadenza almeno giornaliera.
Tale proposito è stato, tuttavia, immediatamente frustrato dall’Accademia delle Scienze svedese, la quale ha subitaneamente informato lo scrivente che ove egli si azzardi a pubblicare ancora simili demenze, la stessa emetterà una fatwa dichiarando il medesimo (suddetto) legittimo target per linciaggi di chicchessia. A tal riguardo, l’autore ritene opportuno far rispettosamente notare come tale reazione debba esser dovuta esclusivamente all’assenza di metodo nella prosecuzione dell’indagine: la nobile Accademia legittimamente opina che l’indicazione in capo al presente studio del link di cui al blog in oggetto incida sui dati disponibili, falsandoli.
In compenso, il New England Journal of Medecine ha chiesto di intervistare l’autore per una ricerca sugli effetti di internet nello sviluppo della demenza. L’autore ha chiesto la presenza di un avvocato.

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Il presente post è stato oggetto di peer-review da parte di adp. Prendetevela con lui se è stato pubblicato.
Disclaimer: nessun blogger è stato maltrattato per la pubblicazione di questa ricerca, salvo, eventualmente, l’autore dopo che i lettori ne avranno letto gli esiti.
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In conclusione del presente lavoro, l’autore desidera ringraziare i presenti membri e collaboratori del blog i discutibili, i quali accettando la pubblicazione del già menzionato post hanno definitivamente e irrimediabilmente sputtanato la propria reputazione letteraria o qualchesivoglia.
L’autore desidera altresì ringraziare i precedenti membri e collaboratori del blog in oggetto, i quali con i loro preziosi contributi hanno costituito la base di pubblico necessario ad avere un volume di cavie sufficiente per lo svolgimento dell’esperimento.
Infine, l’autore ringrazia tutti coloro fra i lettori ed autori del blog i discutibili che non sono ancora saliti in macchina per andarlo a linciare.