LA VITA UMANA SUL PIANETA TERRA

Avevo già deciso dal mese scorso che in Gennaio avrei scritto del libro di Genna “La Vita Umana Sul Pianeta Terra” e mi andavo interrogando sul modo in cui ne avrei parlato perché Giuseppe Genna non è un autore facile, in nessuno dei significati che si possono attribuire a questa parola.

Quando ancora non scrivevo su questo blog e i miei entusiasmi letterari li comunicavo ai miei amici via mail avevo intitolato la comunicazione sul suo splendido libro “Assalto a Un Tempo Devastato e Vile”, “fuori dalla comfort zone” e questo invito a uscire dal prevedibile e dal già conosciuto è ancora valido. Per leggere Giuseppe Genna ci vuole una disponibilità a lasciarsi portare e a lasciarsi sorprendere,  una disponibilità a seguirlo lungo una trama che non è mai unica e  che lega eventi che sembrano lontani,  ma il modello non è il flusso di coscienza o l’affinità simbolica  ma quello di finestre  diverse aperte su un unico monitor.  In questo senso trovo che in lui la forma si sforzi di diventare specchio del contenuto e il contenuto riguarda l’impossibilità per l’Occidente di raccontarsi ancora nel romanzo come noi l’abbiamo conosciuto  in un mondo che aveva ancora senso.  Lo dico: seguirlo nei suoi corpo a corpo con le parole è a volte faticoso ma ci conduce a squarci luminosi d’invenzione  dove l’indicibile sembra finalmente trovare il modo di essere detto.

“La Vita Umana Sul Pianeta Terra”  racconta di Anders Breivik, il massacratore dell’isola di Utøya , “la porta vivente attraverso la quale  il nostro tempo comunica con lo Sterminio“, un giovane norvegese, allora 32enne, che  piazzò una bomba nel pieno centro di Oslo che uccise 8 persone e  poi  prese un traghetto e si diresse verso l’isola di Utoya, dove erano radunati 600 giovani laburisti che avevano tra i quattordici e i vent’anni:  sparò all’impazzata provocando 69 vittime.

La ricostruzione degli eventi è accurata e così la biografia di Breivik ma Genna non è in cerca di una spiegazione, di un trauma originario che spieghi tutto, lo dice “qualunque trauma non ha la forza di giustificare nulla”, Genna apre finestre: i Servizi polacchi che sventano un attentato nel 2012 a Varsavia probabilmente ispirato alle “gesta” di Breivik, la catena dei “delitti del kebab” in Germania, ma anche i tossici del quartiere Calvairate di Milano negli anni ottanta, l’occupazione della torre Galfa da parte di gruppi di giovani artisti, i corsi di formazione che tiene ai futuri addetti alle Risorse Umane, ormai  “la mente non ha centro, ogni evento è uno schermo touch”.

Avevo già deciso dal mese scorso che in Gennaio avrei scritto del libro di Genna “La Vita Umana sul Pianeta Terra”,  aspettavo questo Sabato tranquillo, ormai fuori dalle feste, e mi andavo interrogando sul modo in cui ne avrei parlato.  Poi  c’è stata la strage a Charlie Hebdo e tutto quello che ne è seguito.

Gli eventi di questi giorni e i fatti di questo libro parlano  di lacerazioni nel tessuto della nostra umanità alle quali  non riesco a dare una risposta che ricucia, che rammendi lo strappo provocato dalla crudeltà deliberata. Si indagano le biografie, si analizza il contesto, le ideologie e la fine delle ideologie, la Storia e la fine della Storia,  apri un’altra finestra: le Banlieu parigine, le seconde generazioni, gli esclusi dal benessere,  apri un’altra finestra: il colonialismo, la globalizzazione,  apri un’altra finestra: La Siria e la Libia, apri finestra: la crisi economica, le banche, il petrolio, il razzismo, apri finestra: gli integralismi religiosi. Quasi un troppo pieno che rimanda ad un vuoto, una voragine spalancata che tutti ci inghiotte. Abbiamo tutte le informazioni e nessuna vera spiegazione.

Mai come oggi scrivere mi è sembrato più necessario e contemporaneamente più inutile.

GIUSEPPE GENNA

“La Vita Umana Sul Pianeta Terra”

Mondadori Strade Blu