Il cinema di Wes Anderson e l’assenza di una guida nella società contemporanea

moonrise

Il grande tema intorno a cui ruota il cinema di Wes Anderson è il rapporto dell’uomo con la memoria e con i propri padri. Non è un caso che i suoi film siano popolati da orfani o da personaggi  in cerca di una “guida”: e questo già nella sua prima opera importante, Rushmore, il cui protagonista è un ragazzo disadattato proveniente da una famiglia povera, che si innamora di una sua insegnante.  Per quanto sia a mio parere un film non riuscito al cento per cento, con qualche calo di tensione dovuto a qualche momento di lentezza , già si notano in esso i tratti distintivi del cinema di Anderson: l’ uso rigoroso e “geometrico” della macchina da presa, l’atmosfera surreale, personaggi lunatici, la presenza di attori feticcio che torneranno in quasi tutti i suoi film successivi (Bill Murray, Owen Wilson).

Il rapporto padre-figlio è anche alla base di Fantastic Mr. Fox, film d’animazione in stop motion che Anderson realizza nel 2011. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non si tratta un film per bambini, e le caratteristiche tipiche del cinema di Anderson (compresa la narrazione per capitoli, che rende i suoi film più simili a romanzi che a vere e proprie pellicole) rimangono: i personaggi, per quanto siano d’animazione, sono caratterizzati a tutto tondo, e il film è diabolico, cinico, e ha un ritmo frosennato che lo rende piacevolissimo.  Si tratta di fatto di una commedia nera ricca anche di temi e significati “sociali” (i legami con La fattoria degli animali di Orwell sono evidenti), di certo tra i lavori migliori di Anderson.

Del 2012 è invece Moonrise Kingdome, vicenda che vede protagonisti due bambini in una improbabile fuga d’amore: lui, manco a dirlo, è un orfano, e lei una ragazzina problematica e in perenne conflitto con i genitori. Il cast corale, l’idea spettacolare e quasi ludica del mezzo cinematografico, e una tenerezza di fondo che ritroviamo anche in un altro dei capolavori di Anderson, I Tenenbaum, ne fanno un piccolo gioiello.

In tutti questi film, Anderson sembra voler rimarcare l’importanza che ha, nella vita di ognuno di noi, una “guida” (sia essa il Bill Murray di Rushmore, il caposcout Edward Norton di Moonrise Kingdome, o il cameriere interpretato da Ralph Phiennes nell’ultimo, bellissimo lavoro del regista di Houston, Grand Budapest Hotel). Il mondo infatti per Anderson è un luogo crudele e pericoloso, e non ci si lasci ingannare dal fatto che egli nei suoi film lo descrive in maniera fantastica, surreale: egli lo fa perché lo guarda con gli occhi di un bambino, per il quale tutto è un gioco, e la realtà e la finzione di mescolano, così come i concetti di bene e male. Nel mondo di oggi, la società, che dovrebbe svolgere questa  funzione di  “guida”, è assente; e in un mondo privo di riferimenti etici e morali, ecco che diventa fondamentale il ruolo dei padri, dei genitori, degli insegnati, affinchè possano aiutare a discriminare cosa è giusto da cosa è sbagliato, e a insegnare i valori del rispetto, dell’amore e dell’amicizia.