[Mondiali discutibili] – Redpoz quater: quelli che non l’hanno mai vinto

Ogni volta che penso ai mondiali, non posso fare a meno che il pensiero corra ad un’altra riflessione…. Al pensiero di quelli che non l’hanno mai vinto.

Perché i mondiali sono una bella prova sportiva, ma sono anche una fregatura terribile, un’ingiustizia dello sport atroce e bestiale. Sono un gioco di bravura e del caso, un gioco bastardo in cui non basta essere i migliori, non basta avere la squadra più forte e a volte non basta neanche giocare la partita perfetta.

C’è una frase, credo tedesca, che dice più o meno “il calcio è quel gioco in cui a volte vincono i migliori“. A volte, solo a volte.

E certo, noi oggi abbiamo un bel raccontare di quel mitico Italia 3-2 Brasile. Ma se avessero vinto loro, sarebbe stato poi tanto ingiusto?
Scusate: Socrates, Zico, Falcao…. se ci fosse un dio a questo mondo, una squadra con tre giocatori così avrebbe meritato di vincere per principio!
Eppure, nessuno dei tre vinse mai un mondiale… tre centrocampisti come se ne vedono pochi solcare i campi. Zico, uno che a quarant’anni è riuscito a segnare un gol come questo un gol di cui Eduardo Galeano dice: ” raccontatemi quel gol’, pregavano i ciechi” e che nel 1986 è riuscito a sbagliare un rigore contro la Francia; Socrates, uno che a solo sentirlo nominare ti si scalda il cuore, il tacco di dio
Una nazionale così, che ha perso per ben due volte il titolo mondiale nel 1982 e nel 1986.

Oppure la tremenda “clockwork Oranje“, l’Olanda del Calcio totale: l’Olanda di Crujff, “Johan II” Neeskens, Van Hanegem… due volte sconfitta (1974 e 1978). Forse una squadra così bella non si vedrà più; forse calciatori così completi non li vedremo più solcare i campi. Eppure, non vinsero mai un mondiale.

E che dire del calcio Champagne di Platini e Rocheteau, l'”Angelo verde” del Saint-Etienne. Anche a loro, per ben due volte (1982 e 1986) fu negata la gioia mondiale. Nel 1982 fu solo la roulette dei rigori a portare la Germania in finale. La stessa roulette che quattro anni dopo avrebbe castigato il Brasile.
Idem la Germania (Ovest) di Rumenigge, Littbarski, Kaltz… due finali fra il 1982 (sempre sia lodato!) e 1986, nessuna vittoria.
Avevano forse qualcosa da invidiare ai nostri Rossi, Tardelli, Conti, Scirea, Gentile, Zoff…? Ovviamente sì, ovviamente, diciamo noi.

E potremmo aggiungerci l’Ungheria di Puskas nel 1954, nazionale in grado di vincere qualsiasi torneo negli anni ’50 (ben prima della Spagna del tiqui-taka), nazionale che ha rivoluzionato il modo di giocare a calcio, nazionale in grado di castigare i maestri dell’Inghilterra 3-6 appena un anno prima. Nazionale battuta nel “Miracolo di Berna” dalla Germania. Miracoli della chimica.
O Eusebio. O il buon vecchio Zibì Boniek. O Yashin.

Oppure, last but not least, la nostra Italia del 1970. Qualcuno dice ancora oggi fosse la più forte nazionale italiana di sempre, l’Italia di Italia-Germania 4-3, l’Italia di Rivera, Riva, Mazzola, Facchetti, Boninsegna…

Il calcio è un gioco strano e bastardo, un gioco in cui a volte se sei il più forte vinci, ma solo a volte.
Un gioco di imprevisti; e, con gli imprevisti, di sofferenza; e, con la sofferenza, di scaramanzia.
Un gioco di gesti spettacolari e carognate (sì, penso proprio a Maradona), un gioco giusto ed ingiusto.
E forse è proprio questo il bello del calcio. Perché, sì: c’è della bellezza nel sapere che i più forti a volte vincono. E a volte perdono.