a.a.a. marito in affitto offresi

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Beh, parliamone.
Se vogliamo giocare, con leggerezza, sugli stereotipi, va bene. Se però lo facciamo diventare lo slogan per un lavoro (“Antonio, 40 anni: «Combatto la crisi facendo il marito in affitto»”), e già che ci siamo anche un marchio registrato, ecco, un briciolo di tristezza mi viene.
Perché – senza nulla togliere alla nobiltà dell’idea lavorativa in tempi di preacariato, quella del “tuttofare” – se l’idea che abbiamo di marito è di colui che “vernicia, monta mensole, ripara rubinetti” e poi magari, aggiungo io, cambia anche le lampadine, l’olio della macchina, bagna il prato e porta a spasso il cane, inizio a spiegarmi come mai il numero di divorzi sia esponenzialmente aumentato (e non tenda a diminuire, vedi post precedente) negli ultimi anni.
Che sia tutta una questione di semantica lessicale?