BANANA

 

bananas-andy-warhol-velvet-underground-incase

 

 

La storia della banana è sicuramente più antica di quella dell’uomo che purtuttavia ha influenzato la sua esistenza in una forma sostanziale e drammatica. Si perde nella notte dei tempi, infatti, il momento in cui il primo essere umano scoprì le banane e volle iniziare a coltivarle privandole per sempre del loro stato selvatico e per questo libero. Sembra normale oggi che le banane non abbiano semi al loro interno, come qualsiasi altro frutto, tanto che non ci si fa più neanche caso, e quasi nessuno sa che a privarle dei loro semi e quindi a renderle sterili siamo stati proprio noi, modificandole e piantandole dalle loro stesse radici invece che usare il naturale sistema riproduttivo caratteristica di tutti gli esseri viventi del pianeta.
Questo ha fatto sì che tutti gli alberi di banane non siano altro i cloni di se stessi, identici per caratteristiche organiche ai loro antichi avi preistorici. E’ come se l’homo sapiens invece di riprodursi si sia semplicemente duplicato, rimanendo intatto in tutto e per tutto lungo l’arco della sua storia, arrivando nel duemila e quattordici esattamente come era centinaia di migliaia di anni fa. Sembrerebbe un mero problema etico, ma c’è molto di più.
La qualità di banane che troviamo dal fruttivendolo adesso non è quella che compravano i nostri nonni. La mancanza di modificazione genetica dovuta alla clonazione, rese la qualità Gros Michel, cioè la specie antecedente a quella attuale, completamente inerme di fronte ai nuovi batteri che via via si andavano “modernizzando”. Tant’è che agli inizi del ventesimo secolo la Gros Michel venne attaccata da un virus chiamato Malattia di Panama che ne decretò l’estinzione.
Gli interessi economici che giravano intorno al commercio della Gros Michel erano però enormi, così che i poteri capitalcolonialistici dovettero in qualche modo porre rimedio a questo dramma ecologico. Fu così che, attraverso una serie di impianti e abili strategie agrarie, fu creata la banana come la conosciamo oggi, la Cavendish, quasi del tutto simile alla Gros Michel che a sua volta sta rischiando l’estinzione a causa di una nuova evoluzione della Malattia di Panama e per la quale, proprio come la sua antenata e per le stesse ragioni, la Cavendish non ha difese.
Le banane Cavendish non sanno di essere fantasmi, non conoscono il concetto di riproduzione, non comprendono essere solo il clone di una razza estinta e a sua volta clonata.
Alcune banane si autodefiniscono pazze, altre geniali, altre ancora si considerano affascinanti, uniche e posano in selfie ignorando di essere assolutamente identiche a milioni di altre banane.
Le banane sono sull’orlo della loro scomparsa, ma continuano a farsi cogliere e a farsi sfruttare. Si lasciano coltivare artificialmente, trasportare in tutto il Mondo, e tutto ciò solo per finire cagate in una tazza.
E quando ci penso, mi stupisco che l’uomo non abbia la buccia.