La maledizione delle lavatrici parlanti

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Che poi, se dovessi riassumerlo per diapositive, le immagini sarebbero pochissime. Tre al massimo. La sequenza inizierebbe con una foto scattata dentro il vagone sudicio di una metropolitana. Ci sono tre ragazzini coatti, due maschi e una femmina. Lei è una bella ragazza, sopra. Sotto, anni di MacDonald e Coca Cola gli hanno già sformato i fianchi dai quali sbucano due cuscini flaccidi. E’ un vero peccato. Quel bacino prematuramente cellulitico cozza in maniera imbarazzante con i suoi occhi azzurri, incorniciati da due ciocche di capelli nerissimi. Sta seduta sopra uno che ha la faccia da cavallo e un taglio di capelli che ricorda i deportati nella Seconda Guerra Mondiale.
La seconda foto, ecco, nella seconda foto si vedrebbe un piatto inquadrato dall’alto. Si trova su un tavolo di ricami barocchi, oro e rosso, e al centro del piatto c’è un cane arrosto. Scommetto che nessuno di voi ha mai visto un cane arrosto. Io sì. Anzi, di più: l’ho mangiato. Sa di pollo. Tutti i cibi strani sanno di pollo. “Il gatto sa di pollo”, raccontava mio nonno ricordando la sua infanzia. Le rane, mi hanno detto fonti attendibili, sanno di pollo. E pure in quelle trasmissioni americane strane, tipo “Il mangiatore di qualsiasi cosa”, quando il mangiatore si trova in oriente. Un attimo prima di assaggiare la porcheria assurda di turno sorride alle telecamere come per volerti dire: “Sì, io mi sto per mangiare uno spiedino di scorpioni è vero, ma tu domani mattina prenderai la metropolitana”, e subito dopo, soddisfatto, aggiunge sempre: “Sa di pollo”, qualsiasi sia la cosa che si è infilato in bocca. Un mio collega, che in gioventù ha lavorato in Africa per un periodo, dice di aver assaggiato il serpente. “Il serpente sa di pollo”, afferma.
La terza foto ritrae una lavatrice vestita di nero. Lo sfondo è sfocato, s’intuisce che c’è gente, ma si muove troppo velocemente. L’agitarsi di quelle persone lascia scie colorate che non fanno altro che amplificare il buio della lavatrice in primo piano. E in più le lavatrici vestite di nero parlano. Tutte le volte che ne incontro una mi rimprovera: ce l’hanno con me le lavatrici parlanti. Appaiono all’improvviso e mi minacciano prendendomi quasi sempre in controceres. Perché loro conoscono i miei punti deboli, e vogliono che io diventi come loro. Senza senso.
Poi per fortuna è passata la mezzanotte.
E siccome non c’erano carrozze ad aspettarmi, uno scarponcino mi ha segato la caviglia.