[Post del Primo Maggio] Il potere e i giovani

scarpe

Ieri ne parlavo con un’amica, altrove. Parlavo dei “nativi digitali” e più in generale della generazione a cui appartengono. E parlandone, in quell’oscillazione tra ottimismo e pessimismo tipica di chi osserva situazioni in corso, mi è venuto in mente il problema del “deskilling“.

Il deskilling, in sociologia, è un termine che si applica allo studio del cambiamento del modo di lavorare. Si ha, sostanzilamente, quando dalla figura di un artigiano che costruisce dall’inizio alla fine un paio di scarpe, si passa a quella di un operaio che sa solo attaccare la suola.

La differenza fra le due figure è nell’autonomia e nel potere contrattuale. Perché se sai costruire tutta la scarpa ti puoi mettere in proprio. Se sai solo attaccare la suola, no. Il termine si applica di norma alla generazione degli operai di Detroit che lavoravano per Ford e costruivano pezzi di automobili, quasi un secolo fa, ma è un fenomeno generalizzato del passaggio a un sistema industrializzato moderno.

Ieri, parlandone, mi è venuto in mente che un fenomeno simile si applica alle generazioni immediatamente successive alla mia. Io ho 32 anni, li compio lunedì. Ho imparato, e con me molti miei amici, a usare computer in cui smanettavo con cavi e console, per mia curiosità, pur essendo un umanista, ho imparato a programmare in un paio di linguaggi, ho letto libri di algebra relazionale per capire cos’è una banca dati, di teoria dei cavi, cose del genere. Ma non sono, anagraficamente, un nativo digitale. I nativi digitali sono persone, invece, che queste cose le sanno fare solo se hanno studiato ingegneria o qualcosa di simile. Ne conosco molti, ma quasi tutti non sanno come funzionano le cose che usano. Non le sanno gestire, non sanno come sono fatti i posti in cui finiscono i loro dati. Non saprebbero farsi un sito senza un CMS (come WordPress). Sono da sempre immersi nella modernità, ma nessuno ha dato loro gli strumenti per capire come funziona.

E le generazioni precedenti sono pronte a dar la colpa a loro. A dire che non sono curiosi, o che non hanno spirito di iniziativa. Io credo invece che il punto sia l’eccesso di possibilità da cui sono circondati, senza il tempo di approfondirne nessuna.

E in ultima analisi, temo che il problema sia legato al sistema scolastico e universitario. Perché oggi per imparare a usare InDesign un ventenne deve iscriversi a un master di un anno e mezzo e pagare 10 000 euro. Quando per imparare InDesign bastano due pomeriggi e un po’ di buon senso e di curiosità.

Ma se tu non controlli che cosa insegni loro, non controlli che cosa imparano. E rischi di trovarti con persone che sono in grado di costruire tutta la scarpa, non solo la suola.

Persone che sarebbero difficili da controllare, e da gestire.