Ruanda, vent’anni dopo – non è finita

Il tempo passa, il Ruanda resta.

Il ventennale esatto dall’inizio del genocidio è passato e sui giornali non si trovano più reportages e commemorazioni, non dietrologie e nuove indagini, non analisi economiche e riflessioni politiche.
Ma non credo ci si possa fermare qui.
Il ventennale è passato, ma il genocidio andò avanti per 100 giorni. E questa è ancora “attualità”.
Bella memoria quella che in un giorno condensa il ricordo di mesi e mesi, quella che lava il sangue in un unico istante. Questa è la memoria che ci piace!
Il genocidio andò vanti 100 giorni, nell’indifferenza globale. C’erano i mondiali di calcio, esattamente vent’anni fa come oggi… Ed io vorrei continuare a pungolarvi, a disturbarvi la coscienza per i prossimi 100 giorni. Non so se riuscirò. Però intanto tiro fuori tutto quel che trovo per continuare, per ripassare sulla cicatrice.
Per ricordare, perché -come scriveva Eduardo Galeano ricordare deriva dal latino re-cordis: “ripassare dalle parti del cuore. E dare fastidio, aggiungo io.

Insomma, non è finita il 7 aprile. Non è finita la settima del 7 aprile. Non è finita qui.

Ma, prima di addentrarmi nella sporca storia del ricordo e dell’attualità, per un’altra narrazione degli eventi del genocidio vi raccomando di leggere questa recensione del libro “Nostra signora del Nilo” di Scholastique Mukasonga.
Non serve che vi dica poi di leggere il libro, perché terminata la recensione vorrete farlo da soli.

Scholastique Mukasonga, Nostra signora del Nilo
Il libro di Scholastique Mukasonga, Nostra signora del Nilo – See more at: http://www.lindro.it/blog/2014-04-07/125591-tra-le-pagine-di-una-tragedia#sthash.tgxwrpo3.dpuf
Il libro di Scholastique Mukasonga, Nostra signora del Nilo – See more at: http://www.lindro.it/blog/2014-04-07/125591-tra-le-pagine-di-una-tragedia#sthash.tgxwrpo3.dpuf

Non è finita, perché (come già anticipavo), il problema del conflitto fra hutu e tutsi non è finito con il 1994 e non è finito con il Ruanda. E’ un problema che va avanti da decenni, con alterne fiammate, in Congo (una sorta di “Grande gioco” africano nel quale sono coinvolti tutti: Ruanda, Uganda, Angola… e da dove i profughi ruandesi hutu hanno più volte tentato di spodestare il governo di Kagame).
Ed è un problema che rischa di esplodere nuovamente in un tormentato Burundi (qui un’altra analisi, rispetto alla quale ho qualche perplessità): si riportano acquisti di armi; intrecci politici; e hate speech diffusi alla radio. Inquietante sarebbe dire poco.
Funzionari ONU hanno riportato dell’acquisto di armi da parte delle milizie Imbonerakure. E sono stati espulsi.
A proposito del Burundi, apro una parentesi giuridico-politica: non conosco l’accordo etnico/istituzionale di cui leggo nei post sopra citati (presidente hutu e vicepresidente tutsi), ma mi ricorda in modo preoccupante il modello adottato in Libano (ripartizione dei poteri fra le varie religioni). Modello che, come si è visto, è tragicamente crollato. Perché non predispone ad una società inclusiva.

Dal comics ONU "A hundred days in the Land of Thousand Hills"

Dal comics ONU “A hundred days in the Land of Thousand Hills”

Insomma, un intreccio pericolossisimo.
Come già sinteticamente accennato, ogni scontro in Congo o Burundi avrebbe riflessi enormi (devastanti) negli altri paesi:
– il Ruanda sostiene alcune milizie congolesi (M23) contro altre (FDLR);
– nel Grande gioco del Congo, anche l’Uganda ha tutti i suoi interessi;
– le tensioni etniche in Burundi hanno sempre avuto ripercussioni in Ruanda (vedasi Jacques SemelinOnline Encyclopedia of Mass Violence).

Attualmente, nelle regioni orientali del Congo sono presenti le forze di peacekeeping MONUSCO, ma come vent’anni fa numeri e attrezzature sono troppo limitati per espletare un mandato così vasto e complesso (gli scontri del 2012 con M23 presso Goma ne sono una dimostrazione). Di certo, sarebbero impreparate in caso di un’escalation.

L’effetto domino è già stato messo in moto?