Le donne vanno temute – 3 (Ishtar e Gilgamesh)

ishtar

Ishtar è bella. Non solo bella. Lei è la dea dell’amore fisico, è bella ed è una di quelle che se passano per strada ti si svita il collo. Una via di mezzo fra un troione e un angelo. Insomma, avete capito. Bella da riempire ogni angolo della definizione di bellezza.

Gilgamesh la incontra, lui, l’eroe, il re, il guerriero. Insomma, il figo, il protagonista della storia.

Lei gli dice: prendimi. Trattami come una moglie, ti tratterò come un marito, ti regalerò tutto quello che puoi desiderare.

Lui la guarda, con aria da Philip Marlowe, poi scuote la testa e pronuncia il discorso di rifiuto più incredibile della storia della letteratura antica, che parafraso e riassumo.

“Senti, dopo che ti avrò portata a letto, che succede? Ti ricordo i tuoi amanti precedenti, e tu dimmi perché dovrei aspettarmi che tu mi sia fedele, che tu mi assegni sorte migliore:

1) Dumuzi, lo hai sposato e poi lo hai dato in ostaggio a tua sorella, dea degli Inferi, in cambio della tua libertà, dopo che lei ti aveva catturata. Risultato: vive coi morti e mangia merda.

2) Alallu, il mitico uccello. Gli hai spezzato le ali e ora passa il tempo a urlare di dolore.

3) Il Leone. Lo hai sepolto.

4) Il cavallo. Lo hai condannato alla briglia.

5) Il pastore. Lo hai trasformato il lupo e ora è esiliato da tutti.

6) Il giardiniere di tuo padre. Quello a un certo punto ti ha respinta e tu lo hai massacrato.

Quindi, cara dea Ishtar, sarai anche figa, ma come moglie sei come un forno rotto che non si scalda in inverno, sei come una porta che fa entrare la pioggia. So thanks, but no thanks”.

E come tutte le donne furbe che incontrano un uomo che non si fa fregare, Ishtar risponde: “Stronzo”, e va a piangere da suo padre.