La fatina degli operai

 

 

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Anche ieri notte, la Fatina degli Operai non è passata. Come sempre, prima di addormentarmi, ho riposto il mio curriculum vitae sotto il cuscino, poi ho chiuso gli occhi ma non mi sono addormentato. Troppo emozionato. Qualche volta un piccolo rumore o lo scricchiolio dei mobili mi illudeva ma, dopo qualche ora, quando la luce dell’alba ha iniziato a filtrare attraverso le persiane, ho capito che la Fatina non sarebbe più arrivata.
Inizio a credere che nemmeno esista.
Così ho raccolto tutte le forze e mi sono alzato dal letto. Fuori un ticchettio petulante mi avvertiva che il buon dio mi aveva apparecchiato una mattina piovosa. Non sono ferrato in questo genere di cose: magari se ti scappa un sorriso prima delle undici è peccato, e io non lo so. Che poi è inutile si dia tanto da fare: non si può ridere nel 2014, di mattina, specialmente se piove, quindi è inutile che si sforzi di renderci la vita un poco più grigia di quello che è.
Ho alzato piano il cuscino sperando di non essermi accorto del passaggio della Fatina degli Operai. E invece il curriculum stava ancora lì, sgualcito, un po’ ingiallito e mi guardava con l’espressione innocente di un cucciolo. Io pure l’ho osservato. Quando ci siamo conosciuti m’aveva illuso con mille promesse di amore eterno, mi ha raccontato che saremo stati felici per sempre se ci avessimo creduto abbastanza, e invece si è comportato come tutti gli uomini. Adesso sta lì che se la tira, dice che lui preferisce quelli giovani, che io ormai sono buono solo per le statistiche, e che è stufo di considerarsi una cosa scontata per me. Ha i suoi sogni, mi ha rivelato scocciato una volta. Ma quando gli ho risposto che anche io ho miei, s’è messo a ridere. Sono io il tuo sogno, m’ha risposto.
E allora ho taciuto, come una brava moglie delusa prima di tutto da sé stessa, e mi sono specchiato cercando il mio lato migliore che puntualmente non ho trovato. Forse ha ragione lui. Porto avanti la relazione con il mio curriculum solo per abitudine, per paura che senza di lui vivrei peggio, senza più slanci di legittima aspirazione, né momenti di gioia. Qualcuno mi ha convinto che io alla mia età non servo più a nulla, e io gli ho creduto, per questo passo le serate ad aspettare che il curriculum ritorni a casa con qualche buona notizia. Perché è lui la cosa più importante ora, la sua serenità vale più della mia.
Per fortuna c’è la Fatina degli Operai, che la leggenda vuole passi nei letti dei bravi lavoratori a prendergli il curriculum che consegnerà a un imprenditore buono. A lei appello tutte le mie speranze, ogni notte, quando mi corico e con la punta dei piedi cerco quelli del mio futuro per scaldarli un po’, senza trovarli.
Non c’è mai quando ho bisogno di lui.
Chissà con chi va.