la festa del papà (a.k.a.: la gggente è stupida)

Premessa: non so esattamente come scrivere questo post, e vi prego di perdonarmi eventuali oscillazioni di stile. Anche perché, indirettamente, mi è stato chiesto di non scriverlo.
Lo faccio comunque, perché son convinto che il tema sia importante e in questa vicenda non possa aver spazio solo una narrazione dei fatti, solo una voce.

Perché, per mia fortuna o sfortuna, i fatti lo conosco abbastanza bene.
E sono i seguenti.

Una scuola dell’infanzia del Veneto (più d’una, in verità) ha deciso di “non festeggiare” la festa del papà lo scorso 19 marzo (ovvero: di non far realizzare ai bambini un regalino da portare ai papà).
La decisione, presa comunemente (comunemente!) dal consiglio docenti (unico organo deputato alle scelte dei programmi educativi) è stata dettata dall’attenzione che si è deciso di prestare ad alcuni casi sensibili. Ovvero, di bambini che non avrebbero potuto festeggiare detta festività (perché il padre è morto, troppo lontano, o separato).

La decisione ha suscitato una quantità francamente incredibile ed ingiustificata di reazioni: dal sindaco che in campagna elettorale si dichiara preoccupato; ai genitori “indignati” e preoccupati anche loro; domande inquietate da parte si supposte “Associazioni per la famiglia” da altre e lontane regioni (Valle d’Aosta!!); financo ad un articolo corredato di dichiarazioni del sen. Maurizio Gasparri (capite il livello…); ultimo un articolo odierno nel quale si esprime preoccupazione preventiva per la prossima festa della mamma.
Tutto corredato di dichiarazioni pubblich su facebook, ipotetiche raccolte di firme (contro chi, contro la scuola intera?).
L’allarme di tutti questi genitori e commentatori opportunisti sarebbe giustificato dalla solita, trita ed abusata, della “difesa della nostra cultura cristiana”, variamente declinata sotto le nuances dell’invasione straniera, del laicismo e diosolosachealtro.

Premesso e accertato che: la scelta è stata comune all’intero corpo docente;
detta scelta non ha nulla a che vedere con paventate ipotesi di “laicismo” o “invasione culturale” mussumana o d’altri;
è una scelta dettata da sensibilità nei confronti di alcuni bambini per la loro particolare, sfortunata condizione di non avere un padre con cui festeggiare… Tutto ciò premesso, la polemica in corso mi fa sinceramente incazzare.
Mi fa incazzare perché le opzioni possibili sono due: 1) la gggente è stupida, semplicemente, enormemente stupida e non capisce le ragioni sincere e profonde per questa scelta, che sono ragioni di intelligenza e senbilità nei confronti di quei bambini che semplicemente il papà non l’hanno: intelligenza e senbilità che dovrebbero guidare un progetto educativo. Oppure, 2) la gggente è schifosamente, vigliaccamente, opportunista ed ipocrita e cavalca questo fatto -minore, se non decisamente positivo- per il proprio becero tornaconto personale, come quel sindaco, come Gasparri.

Io credo che una comunità educante come una scuola -e, soprattutto, una scuola dell’infanzia dove certo la capacità di comprensione e critica dei bambini è molto ridotta- la sensibilità verso i casi più sfortunati debba essere la prima, imprescindibile regola.
Invece, constato con enorme dispiacere, che l’ipocrita “difesa della maggioranza” vuole imporsi su queste ragioni. Lo constato e mi domando quale educazione vogliamo così dare ai quei bambini.
Che utilità v’è, ditemi, nell’esporli ad un confronto doloroso con i compagni (confronto inevitabile, a scuola) solo per alimentare l’autocompiacimento, la soddisfazione di qualche genitore nel ricevere un regalino? Che utilità v’è nel rimarcare una condizione di sofferenza, nell’umiliare pubblicamente dei bambini?
Nessuna.

Purtroppo, tutte le persone ragionevoli che hanno ben compreso le profonde ragioni di detta scelta tacciono. Tacciono perché considerano la polemica per quel che è: stupida. Stupida, inutile e volgare.
E non le biasimo.
Ma è un peccato che tacciano, perché così lasciano tutto lo spazio, tutta la narrazione, tutta la discussione dalla prospettiva distorta di coloro che nulla hanno capito e si indignano.
Ma qui non taccio.

Fossi credente, pregherei perché questi genitori tanto offesi e preoccupati, tanto pronti a mobilitarsi per queste “nobili” battaglie, ricevessero un attimo di lucidità e comprendessero le ragioni altrui. Perché, per un istante solo, intravedessero la sofferenza che si vuole evitare.
Non sono credetente. Quindi mi limito alle constatazioni rassegnate.
Rassegnate al fatto che le battaglie più stupide, più volgari, più ideologiche raccolgono sempre la maggiore adesione. Rassegnate al fatto che queste persone non hanno la minima capacità d’immedesimarsi nelle situazioni altrui. Rassegnate al fatto che domani, questi stessi saranno i primi a tirarsi indietro dal difendere altre ben più importanti cause.
Constato. E mi incazzo. E ve lo dico, perché l’unica cosa che posso fare è dirvelo ed invitarvi a riflettere: non siate così. Non educate così i vostri figli.
Non sciaquatevi la bocca con le belle parole di papa Francesco per poi fare gli schifosi, ciechi, insensibili ipocriti.
Non sbandierate i “valori cristiani” per questioni che di cristiano non hanno proprio nulla.

Per fortuna, ci sono anche persone come Michela Marzano che mostrano esistere ancora un pò di sensibilità.