di vaccini, autismo ed altri buchi

I vaccini provocano l’autismo. Ma anche no. Forse. Insomma, boh.

L’antefatto, ancora fresco di stampa nelle rotative: la procura di Trani ha aperto un’indagine sui possibili effetti del vaccino trivalente contro morbillo, parotite (anche nota al mondo come “orecchioni”) e rosolia (acronimato: MPR). L’indagine è contro ignoti per «lesioni colpose gravissime» al fine di accertare se vi sia un nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino pediatrico trivalente e la comparsa di autismo, sulla base della denuncia di una coppia di genitori secondo i quali i loro figli sono diventati autistici dopo la somministrazione del vaccino.
Alla base della denuncia c’è uno studio scientifico di fine anni novanta, referente tale Andrew Wakefield, allora pubblicato da una rivista scientifica di notevole prestigio (The Lancet), in cui si dava conto di dodici bambini che avrebbero sviluppato marcati disturbi del comportamento in seguito alla somministrazione del vaccino MPR. L’articolo è stato da tempo smentito e ritirato dalla stessa rivista The Lancet; negli anni successivi, sono stati pubblicati numerosissimi studi che sostengono, al contrario, l’assoluta mancanza di correlazione tra autismo e somministrazione del vaccino (per chi volesse farsi un giro su PubMed, basta cliccare qui, per chi volesse delle versioni divulgative a mio parere abbastanza valide può leggere qui, qui e qui; per chi volesse cercare la correlazione tra bufale sui vaccini e politica italiana può cliccare qui). Insomma, per farla breve, la storia di Wakefield è tutto fuorché limpida.
Chiamatela frode, truffa, fuffa, chiamatela come volete. Per me, però, il punto è tutt’altro che questo. La riflessione necessaria per andare oltre la sterile querelle tra sostenitori e delatori dei vaccini, tra «i vaccini hanno salvato il pianeta» e «i medici vaccinatori sono tutti assassini» può e deve essere una sola.
Pensare che esista una correlazione causale biunivoca tra vaccino MPR e autismo, alla luce dei dati acquisiti, è follia pura: lo dico dal punto di vista della scienza e della ricerca che pratico quotidianamente.
Pensare che non esistano effetti collaterali legati ai vaccini, alla luce dei dati ad oggi non acquisiti, è altrettanta follia pura: lo dico dal punto di vista della scienza e della ricerca che pratico quotidianamente. E lo dico anche dal punto di vista di un padre che ha vissuto sulle proprie spalle l’esperienza di quella serie di complicanze ed effetti collaterali (non secondari) da vaccino solo apparentemente così rari ed oltre ogni ragionevole dubbio causati dal vaccino stesso.

Premessa fondamentale, e vi prego di tenerne conto: non sono un complottista, sapete bene quanto tenga alla rigorosità scientifica (ancorché non nutra affetto nei confronti delle BigPharma, non ne faccio mistero, ma non è questo il punto principale). Nonostante la vicenda personale, credo di aver mantenuto una visione abbastanza lucida rispetto alla questione vaccinale, che non considero aprioristicamente negativa ma la cui struttura soffre di grosse pecche, di innumerevoli lacune scientifiche, di incapacità di gestione delle conseguenze. Le mie sono domande aperte, che non pretendono risposta, sono riflessioni che fanno seguito a un – lungo – percorso di informazione. Informare correttamente e in maniera scientifica non significa prestare il fianco alle frottole inventate, al riguardo, da chi dei vaccini è acriticamente delatore.

Oggi, duemilaquattordici, mi chiedo perché esistano in quantità minimale – e vi invito a verificarlo – revisioni scientifiche rigorose ed indipendenti relative ad efficacia e sicurezza dei vaccini, vale a dire studi che non siano finanziati se non direttamente condotti dalle case produttrici dei vaccini (e perché, laddove esistano, raramente siano casistiche ampie e prospettiche). Perché rincorrere la produzione di nuove formulazioni vaccinali complesse e immetterle sul mercato prive delle adeguate garanzie?
Per quale motivo anticipare in maniera così importante il tempo delle vaccinazioni, quando verosimilmente il sistema immunitario del bambino non ha completato il suo sviluppo? Quali vantaggi ha una vaccinazione teoricamente obbligatoria anti-epatite B in un neonato dal punto di vista della cosiddetta “immunità di gregge”? C’è il rischio di un contagio di virus dell’epatite B per via sessuale tra due treenni?
Per quale motivo dalle ASL non viene fornita un’informazione adeguata sui rischi vaccinali oltre che sui benefici, inclusa le informazioni sulla possibilità – non perseguibile per legge – di dissenso informato? Per quale motivo se le – teoriche – vaccinazioni obbligatorie sono quattro non esiste la possibilità (se non con immense difficoltà) di somministrare le sole quattro vaccinazioni anziché le cinque o sei in somministrazione unica che vengono proposte di default da ASL e pediatri di questo paese?
Ha senso ragionare sull’immunità di gregge e sull’apparente associazione biunivoca con i vaccini, senza tenere conto di tutte le altre variabili che hanno influito sulla riduzione o scomparsa endemica di alcune malattie (ad esempio, le condizioni igienico-sanitarie per quanto riguarda la poliomelite)?
Domanda più tecnica, a proposito di poliomelite: perché si continua a vaccinare contro il sierotipo PV2, considerato eradicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità?
Se è vera la logica dell’immunità di gregge, perchè nei paesi europei le vaccinazioni pediatriche obbligatorie sono sia scarse sia estremamente eterogenee (vaccini obbligatori in uno stato non lo sono negli altri)? Perché non si tiene conto che nella stessa Italia le regioni hanno preso posizioni differenti rispetto all’obbligo vaccinale? Perché un bimbo nato un chilometro ad ovest del lago di Garda ha l’obbligo vaccinale ed un chilometro ad est, invece, no?
Perché, se è dato per assunto (come è, di fatto) che le vaccinazioni siano un atto medico vero e proprio, non sono personalizzate come tutti i trattamenti sanitari? Perché si è optato per la somministrazione di massa a tutti i bambini, indipendentemente che siano nati a termine, che siano sani o in convalescenza o portatori di qualche malattia, che siano immunologicamente forti o deboli?

Potrei andare avanti con innumerevoli altre domande e criticità, a cui finora la scienza (che, ripeto, pratico e con cui vivo) non mi ha dato risposta. Su un aspetto mi indispettisco, e anche tanto: se si parla di responsabilità. La mia responsabilità sociale nell’aver dato al mondo un (anzi, più di uno) figlio nasce ben prima dell’obbligatorietà (teorica, ripeto) di un programma vaccinale (per altro incostituzionale, a dirla tutta, dato che non potrebbe essere considerato trattamento sanitario obbligatorio un trattamento farmaceutico preventivo).

Di vaccini, autismo e, tanti, tanti, altri buchi.

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