Di ragni e pompe

ragno

Ieri sera ho piantato lo sguardo nell’angolo destro del soffitto. C’era una ragnatela, ma non c’era il ragno. Al suo posto un insetto mezzo decomposto di cui non sono riuscito a capirne la razza. Forse una falena, o forse lo stesso artefice della ragnatela, che magari s’è sbagliato e ci è rimasto impigliato. Chissà se i ragni rimangono vittime delle proprie trappole. Stavo cercando di rispondermi a questa domanda cercando di trarne una qualche metafora o l’inizio di un racconto quando, da chissà quale porta lasciata socchiusa nel mio cervello, s’è fatto largo come uno spiffero di vento un pensiero che un attimo dopo si è subito tramutato in sentenza: i pompini non sono tutti uguali. Ah, no!
Ci sono quelle che te lo ingoiano fino alla gola e iniziano un triste su e giù con la testa, forse credendo che basti l’urto del glande con le tonsille per far godere un uomo. Poi ci sono le donne che si credono maiale e ti sputano sul pisello, che io la prima volta che me lo hanno fatto ho pensato che quella avesse una qualche malattia mentale, e sono rimasto irretito, un po’ spaventato, nell’indecisione se pulirmi schifato o allontanarla incazzato. Ma poi sono rimasto lì, annoiato, e mi sono fissato sull’angolo destro del soffitto aspettando che lei si stancasse e si rendesse conto dell’inefficacia del suo metodo.  Altre ancora te lo afferrano stringendolo come fosse uno sturalavandini e lo baciano in punta. Sembra che vogliano solo dimostrarti che non hanno paura di afferrare un cazzo, e tu pensi: brava e adesso?  Le ragazze più carine sono quelle più incapaci. Di solito gli fa pure abbastanza schifo  e devi insistere un po’ prima che te lo prendano in bocca come fosse un piatto di coratella da assaggiare con riluttanza. Poi ci sono quelle della tecnica detta “a Calippo”, che te lo lasciano lucido come il pomello di una porta, quelle che ti stringono le palle fino a farti male, quelle che se lo spalmano in faccia seguendo i consigli dell’inserto di sessuologia di “Donna Moderna”, fino ad arrivare alle donne che te lo mordono costringendoti ad abbatterle con un pugno sul naso.
Il pompino è un arte, e per farlo bene c’è bisogno di un artista.
C’è questa convinzione, abbastanza diffusa tra il gentil sesso, che vuole che un uomo sia un po’ come il frullatore con cui macinano le carote per fare quei papponi a cui affidano tutte le loro speranze di dimagrimento un secondo prima di andare in spiaggia, cioè spingi il bottone e quello và. Loro si considerano una matassa quasi indistricabile di varie complessità che vanno da quelle fisiche a quelle spirituali, noi invece, siccome il luogo comune ci dipinge schiavi del fallo, dovremmo essere una sottospecie di insetti dotati di una sola antenna ipersensibile. Lasciamo perdere che in verità la maggior parte degli uomini sono realmente esseri unicellulari dotati solo di quell’antenna e pure moscia, però un artista dovrebbe rimanere tale anche se si trova a dipingere sul tappo della Coca Cola.
Un pompino dice molto della personalità della donna che te lo fa. Racconta in rapidi movimenti altalenanti tutta l’esperienza acquisita nel mestiere non facile di donare piacere a fondo perduto per il solo gusto di farlo, della  sensibilità nel leggere gli spasmi di un pene così come quelli dell’anima del suo proprietario, della sua fantasia che nell’intimità dovrebbe raggiungere il suo apice libera di volare nei cieli che lei stessa colora.
Già so che adesso qualcuna penserà all’ultima volta che gli hanno spremuto i seni come fossero quegli anti stress ripieni di sabbia, o dell’ultima volta che l’hanno baciata lasciandogli qualche litro di bava sulle labbra come fanno i bull dog che ti vedono rientrare a casa dal lavoro, e non si rendono conto che forse io era proprio qui che volevo arrivare.
Che a forza di pensare a quante sono le cose che dividono i maschi dalle femmine ci si scorda di tutte quelle altre che, al contrario, ci uniscono.
E chissà perché, mi ritorna in mente quel povero ragno incastrato nella sua ragnatela.