Cose piccole.

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E mi ha stancato questa retorica delle piccole cose. Non è vero che è bello tenersi per mano in auto davanti al tramonto. Non è bello sedersi sulla sabbia guardando il mare senza parlare.
Se non abbiamo appena attraversato a piedi il deserto, fatto il giro del mondo in barca a vela, mangiato una parmigiana per sei persone, ballato o scopato tutta la notte, non c’è una sola ragione per cui dovremmo andarci a tenere per mano davanti al tramonto.

Ai tramonti e ai mari agitati ho dato in pasto tutte le mie solitudini, tutti i miei silenzi carichi, sempre senza ricevuta di ritorno. Forse dovremmo accettare il fatto che, quando non abbiamo niente da dirci e niente da fare, non c’è niente di poetico nel farselo bastare. E non ha senso chiamare in causa il rassicurante mito delle piccole cose se non possiamo permettercelo, se a malapena razioniamo i sospiri su bilancini di precisione, perché quelle sono un lusso per vite spericolate, per cuori che vibrano. Quelle sono il Valium degli eroi, degli avventurieri, dei divi, dei sadici, dei folli e degli innamorati.

Noi bugiardi che sbandieriamo a destra e a manca il valore assoluto delle tovaglie a quadri, del tè delle cinque, dello scroscio melodioso della lavastoviglie, noi abbiamo preso una giornata uggiosa e l’abbiamo chiamata: piccole cose. E invece, anche se ci siamo sforzati a guardarle con occhi grandi, erano soltanto cose piccole.