“The Gatekeepers”, non una recensione

Nel desolante panorama televisivo italiano, LaEffe è senza dubbio un’acquisizione di tutto rispetto. Ad occhio (e non solo perché molti programmi sono comuni), potrebbe divenire la versione italiana di ARTE. C’è solo da sperare che continui.

Venerdì notte, per esempio, seppur in orario ostico per chiunque, mandavano in onda “The Gatekeepers“, (bello anche il titolo italiano “I guardiani di Israele“) documentario con le interviste a sei ex direttori dello Shin Bet, il servizio segreto interno israeliano.Editors-Pick-The-Gatekeepers
Un documentario a dir poco eccezionale, a giudicare dalla franchezza con cui questi altissimi ex funzionari dell’intelligence parlano del lavoro svolto e delle questioni politiche che riguardano Israele. Prima fra tutte, ovviamente, quella dello Stato Palestinese.
Ma, non secondaria, anche del terrorismo israeliano, dell’assassinio di Rabin, delle responsabilità di alcuni politici (Netanyahu in primo luogo, ma anche Barak), dei religiosi….
E, ovviamente, delle trattative fra israeliani e palestinesi: alcuni dirigenti parlano di vera e propria “mala fede” nella gestione del conflitto (per esempio, nel permettere nuovi insediamenti di coloni); di scelte tatticamente e strategicamente sbagliate (come gli “assassini mirati” dei leader politici di Hamas).
Alcuni arrivano al punto di paragonare quanto fa Israele nei territori palestinesi con l’occupazione nazista durante la Seconda Guerra Mondiale (minuto 95). Paragone che dovrebbe farci veramente riflettere, soprattutto perché non detto da un tizio qualunque a bordo strada, bensì da uno dei massimi esponenti dell’intelligence israeliana. E perché lo stesso ha premura di precisare che non si tratta di un paragone con la Shoah (sul quale potremmo pure discutere), ma con l’occupazione. Per mettere i puntini sulle “i”.

Tutti dimostrano grande intelligenza, lungimiranza, persino apertura alle ragioni altrui, dicendo -per esempio- “non puoi ottenere la pace continuando ad usare strumenti militari” o “per loro [gli altri], fra l’altro, io stesso ero un terrorista. Il terrorista di uno è il combattente per la libertà dell’altro
Soprattutto, parlano apertamente dell’esigenza di tenere vivo il dialogo con tutti (tutti!) quale unica via d’uscita dalla crisi. Perché la vittoria -citando Clausewitz- è “la creazione di una realtà politica migliore” e questa implica una pace, un dialogo.
Se l’intenzione è quella….

In definitiva, un documentario straordinario, più unico che raro: un insider view dirompente su una delle questioni di sicurezza più importanti del secolo.
Per conto mio, dovrebbero renderlo un film in visione su ogni volo El Al e/o su ogni volo diretto a Tel Aviv.
Trailer. Il sito ufficiale. Il commento al Sundance Film Festival.
Siti in streaming: 1 e 2.