un vecchio ubriaco mi disse

Sabato sera ho scoperto un club argentino della città dove lavoro.

E’ stata una bellissima scoperta, con proprietario che ci ha fatto ascoltare un’antologia infinita di musica argentina e sudamericana: Daniel Villetti, Soda Estereo, Mercedes Sosa, Illapu, Quilapayún e dozzine di altri di cui non ricordo il nome… Ci ha parlato in un modo incredibilmente franco del suo paese (“un paese profondamente fascista“), ci ha presentato dozzine di autori e libri sudamericani dei quali non avevamo idea.

In tutta questa serata, ho incontrato anche un vecchio, assai probabilmente ubriaco, che al bancone ha deciso di rivolgermi la parola senza alcun motivo apparente.
Voleva sapere di cosa mi occupo. Ed oggettivamente è stato difficile spiegarglielo, soprattutto visto che lui -con spirito molto pratico- non si accontentava di una generica risposta “contratti“: voleva sapere che tipo di contratti, per cosa… tutto.

Beh, una cosa mi ha colpito di tutto quello che m’ha detto:
Spaccati il culo… in qualunque cosa tu faccia, mettici i coglioni“.

Ora, contrariamente a quanto possa sembrare, a quel che si possa credere, nonostante i miei miliardi di interessi e di cose che vorrei fare, sono terribilmente scostante, inconcludente e tendo a rinviare all’infinito. Nel lavoro e nelle questioni personali.
Tanto per dire, sono settimane che devo inviare un paio di documenti. E rinvio. E le cose si accumulano. E le scadenze si accavallano. E si rinuncia a fare quel che si voleva fare, perché nel frattempo il tempo è scaduto.

Bene, le parole saranno banali. Ma è una grande verità. E forse le verità più grandi arrivano così, inattese, raccontateci da un vecchio ubriaco al quale non vorremmo neppure rivolgere la parola. Arrivamo fulminee, sotto traccia, e sta a te raccoglierle e prestarvi la giusta attenzione. Sta a te metterti in moto, impegnarti fino i fondo. Perché la vita ti avvisa una volta sola. La seconda, è comunque troppo tardi.
Spaccati il culo. E in qualsiasi cosa tu faccia, mettici i coglioni“.