Di elezioni: quale legge elettorale?

Visto che la polemica sul porcellum si protrae ormai da anni e visto che -così sembra- questa potrebbe essere l’occasione giusta per cambiare la legge elettorale, con l’iniziativa del PD e di Matteo Renzi, mi pare opportuno affrontare un’analisi delle proposte sul tavolo.
Premetto che è un’analisi al contempo tecnica e politica. Non credo i due piani possano essere facilmente distinti, dunque alcune considerazioni di opportunità e vantaggi/svantaggi saranno inevitabili.

Personalmente, il tema della legge elettorale è uno dei temi che più mi piace. Perché è molto tecnico, ma anche perché è borderline fra diritto e politica e perché risiede al cuore stesso della sovranità democratica e repubblicana.
Consiglio, come premessa, di vedere le motivazioni della Corte Costituzionale nel giudicare parzialmente costituzionalmente illegittima l’attuale legge elettorale. La lettura è agevole anche per i profani.
Per chi non avesse tempo o voglia, basterà ricordare (a margine dei tanti commenti giornalistici) che la Corte ha giudicato illegittimo: a) il premio di maggioranza in quanto sproporzionato rispetto alla lesione del principio di rappresentatività, ciò perché non vincolato ad un minino di voti; b) l’assenza di preferenze, perché legate a circoscrizioni troppo grandi, ritenendola implicitamente ammissibile in circoscrizioni piccole ove la conoscibilità dei candidati sia effettiva.
Consiglio, per chi si interessa del Movimento 5 Stelle, altresì questa semplice analisi sull’attuale posizione di Grillo di votare immediatamente con il porcellum come modificato dalla sentenza della Corte Costituzionale.

Potrei addentrarmi in molteplici analisi sui più disparati sistemi elettorali (come ho fatto con piacere in passato), ma credo a questo punto sia più opportuno focalizzarsi sulle proposte che il PD sta sottoponendo all’attenzione degli altri partiti e del Parlamento.
Per una prima introduzione, rinvio all’infografica che lo stesso Partito Democratico sta facendo circolare ultimamente, dove i tre modelli sono posti a confronto. Uso questa infografica solo perché, a mia conoscenza, è l’unica che mette i tre modelli praticamente a confronto.

1013364_10151926799416896_1120367473_nParto da una premessa, che troppo spesso è fuoriera di un grave fraintendimento fra gli italiani: per sorprendente che potrà semprare i sistemi maggioritari non assicurano una maggioranza stabile, dunque non assicurano la formazione di un governo. Non ho mai capito se, semplicemente, questo errore deriva dal fatto che non sappiamo cosa voglia dire “sistema maggioritario” essendoci tutti incosciamente convinti che sia quello che attribuisce un qualche premio di maggioranza.
Il sistema elettorale maggioritario è un sistema nel quale ogni collegio elegge un solo rappresentante. Può essere ad un unico turno, come in USA, in Gran Bretagna o in India, dove chiunque abbia la maggioranza relativa nel collegio viene eletto (dunque, anche con un solo voto in più). A doppio turno, come in Francia, dove al primo turno si viene eletti solo con la maggioranza assoluta (50% +1) e al secondo (a ballottaggio, ovvero fra i primi due, oppure fra tutti coloro che superano una data soglia) si viene eletti a maggioranza relativa. O a voto alternativo, come in Irlanda, dove le “seconde preferenze” del candidato con meno voti vengono trasferite sino a formare una maggioranza assoluta (ne ho parlato qui).
Tutti sapete che in Gran Bretagna al momento c’è un governo di coalizione, non troppo stabile. Aggiungete che in India, sin dall’indipendenza, nonostante il sistema maggioritario tutti i governi sono stati di coalizione, più o meno stabili.
Questo per la semplice ragione che dati -ipoteticamente- 101 seggi in Parlamento ed altrettanti collegi, è assolutamente possibile che anche con due soli partiti il risultato finale sia 50 / 51. Naturalmente, se i partiti sono più di due, magari con partiti localisti che quindi hanno reali possibilità di vincere alcuni collegi, i risultati sono più frastagliati. E possono rendere necessarie le coalizioni.
Il vantaggio del maggioritaro è che tende a semplificare il panorama elettorale: dovendo “espugnare” un collegio, si tendono a concentrae le forze attorno ad un unico candidato, progressivamente eliminando dalla competizione i partiti minori. Che può essere un bene o un male, a seconda che si dia la preferenza alla semplicità o alla rappresentatività.
Tuttavia, occorre anche ricorda che in passato (sotto la precedente legge “Mattarellum“), le coalizioni si organizzavano attorno ad un candidato comune, che poi rispondeva comunque in Parlamento al suo partito, con conseguente confusione ed instabilità.

Ciò premesso, vediamo le proposte sul tavolo.
Comincio dall’ultima, quella che molti amano e che personalmente trovo la più perversa: il sindaco d’Italia.
Intanto, la proposta lascia aperto un punto fondamentale: possibile con preferenze, liste corte bloccate o collegi [uninominali]. La differenza fra le tre varianti è abissale, spiegherò di seguito perché, ma tendenzialmente basti dire che più piccola è la circoscrizione, più favorisce i partiti grandi, ottenendo quella che si chiama una “distorsione maggioritaria” (o correzione maggioritaria).
Ma il problema vero di questa proposta è il doppio turno associato al premio di maggioranza. L’idea, anche qui come nel defunto Porcellum, è di assegnare ad un partito o una coalizione il 60% dei seggi. Peccato che nessun partito ad oggi in Italia abbia mai raggiunto da solo o in coalizione la maggioranza assoluta: per ovviare a questo e cercare di parare il fianco rispetto alle note di incostituzionalità del porcellum rilevate dalla Corte Costituzionale, si è pensato di introdurre il doppio turno.
Qui “casca l’asino”: intanto non si precisa chi dovrebbe passare al secondo turno, se i primi due partiti o coalizioni (ballottaggio) o tutti quelli che superano una data soglia. Nel primo caso, dato l’attuale assetto “tripolare” (PD – FI – M5S), si rischia che per percentuali insignificanti, un partito sia escluso dal ballottaggio, penalizzandolo enormemente; si rischia altresì l’effetto veramente perverso di favorire il “meno peggio” (immaginate qualsiasi ballottagio con M5S e chiunque altro…). In più, in ogni caso, potremmo riprodurre pari-pari il problema avuto con il porcellum: anche al secondo turno (ballottaggio o con più liste) nessuno potrebbe raggiungere la maggioranza assoluta ed, anzi, tutti potrebbero esserne ben lotani, con conseguente attribuzione di un premio “eccessivamente sproporzionato” rispetto ai voti ricevuti (immaginiamo 33%- 33%- 33,1%), mentre rapportato ai “voti reali” (cioè quelli ottenuti al primo turno), la sproporzione ricalcherebbe sostanzialmente quella che attualmente attribuisce il porcellum.
Insomma, il problema è solo camuffato.
Non secondario, inoltre, il fatto che questo premio sarebbe -si suppone- attribuito su base nazionale, quindi con una potenziale lesione della rappresentatività a livello locale.

Veniamo al Matterellum rivisto.
Qui i problemi sono quelli, relativamente ben noti, del vecchio Mattarellum: intanto, come esposto sopra, come sistema (prevalentemente) maggioritario non assicura una maggioranza (ricordiamoci le vecchie coalizioni all-including). Inoltre, il vecchio sistema aveva circa un centinaio di seggi competitivi su 475, rendendolo altamente instabile ad ogni elezione. Per ovviare al primo problema, la proposta PD prevede che il restante 25% dei seggi attribuito in modo proporzionale sia ripartito fra un “diritto di tribuna” del 10% (immagino per tutte le formazioni che superino la soglia di sbarramento del 5%) e un premio di maggioranza del 15%.
Ma su che soglia è calcolato il premio? Ovvero, voteremo con due schede come per la Camera nel vecchio Mattarellum (una maggioritaria di collegio, una proporzionale nazionale) oppure l’ufficio centrale calcolerà i voti del maggioritario, sommando i risultati di ogni collegio e determinerà poi a chi spetta il premio, come avveniva per il Senato? Sia nella prima che nella seconda ipotesi, comunque, potremmo arrivare al paradosso che chi vincerebbe la maggioranza dei collegi poi non sia anche primo nella parte proporzionale, quindi non prenda il premio del 15%, quindi non si formi una maggioranza (è quanto accadde fra Al Gore e George Bush nel 2000).
Resta inoltre assolutamente da chiarire a chi spetti il “diritto di tribuna”: sarà su base nazionale, regionale o locale? I risultati, in termini di seggi, potrebbero divergere di molto (anche col problema delle liste civetta).

Veniamo infine al Modello spagnolo, che personalmente trovo la migliore. Non perfetta, certo, ma fra le tre direi la migliore.C.Cost. sentenza 1-2014 estratto pt.5.1
La proposta lascia intuire che le “liste corte” siano bloccate, e qui devo esprimere una critica: sarebbe decisamente meglio che si prevedessero le preferenze. Sebbene, infatti, la Corte Costituzionale le ritenga imprescindibili solo con “liste lunghe” in grandi circoscrizioni per consentire la conoscibilità dei candidati, il legislatore potrebbe fare uno sforzo in più…
Peculiarità di questo modello sono le circoscrizioni piccole, l’esatto opposto di quanto attualmente esiste in Italia: si passerebbe da circoscrizioni da 20 deputati e più, a 4-5. Una vera rivoluzione. Come anticipato sopra, questo sarebbe un correttivo maggioritario, perché in ogni circoscrizione favorirebbe i partiti più grandi. Infatti, se in una circoscrizione da 20 e più seggi (altri esempi: Lombardia, Lazio) a seconda dei casi da cinque a ben nove partiti possono eleggere qualcuno anche con appena il 5% dei voti; in circoscrizioni più piccole l’asticella sostanziale si alza radicalmente. Per comprenderlo non ci servono neppure esempi storici, basta la matematica più intuitiva (altrimenti io da solo non ci arriverei…): con 4 seggi, la media è del 25% dei voti. Certo, varia in base ai voti che non superano la soglia di sbarramento.
Possiamo logicamente dunque immaginare che in ogni circoscrizione passino al massimo tre partiti. Di conseguenza, premierebbe solo i partiti grandi e radicati nel territorio, consentendo comunque (come nel maggioritario vero e proprio) l’ingresso in Parlamento di forze localizzate. Con questo sistema, il premio di maggioranza ipotizzato potrebbe non essere neppure necessario.
Ovviamente, una circoscrizione più ampia favorisce una maggiore proporzionalità, quindi rappresentanza. Ma anche il frazionamento.

Un’altra analisi da YouTrend:
http://www.youtrend.it/2014/01/09/proposte-matteo-renzi-legge-elettorale/
Devo comunque dire che questa analisi mi convince poco: ok le simulazioni, ma hanno pochissimo senso se fatte con i voti della precedente elezione senza tener conto dell’impatto della modifica delle circoscrizioni.