Tostapane – Monsieur Verdoux – Vari ed eventuali

Lo confesso, non avevo la più pallida idea su cosa scrivere sull’argomento “ tostapane”. Per dire: sono stato giorni a cercare di farmi venire in mente qualcosa, arrivando pensare a tutti i film che parlavano di un tostapane o avessero un tostapane tra i personaggi principali (!), visto che a parte di cinema io non sono molto bravo a scrivere di nulla. Poi ho letto il post di Roberto Albini e mi sono illuminato.

Il buon Roberto, prima di lanciarsi nella descrizione di un’ipotetica mattinata (prima agognata, poi rovinata dall’elettrodomestico di cui all’oggetto), paragona il tostapane a un “qualcosa che comprende di non servire più, non tanto perché non possa essere ancora utile, ma perché sono cambiate le esigenze della gente. Lo stesso fenomeno che è accaduto alla società, che a un certo punto sembra non basti più così com’è” .

Ecco, trovo questa riflessione molto interessante: quanto velocemente cambiano le persone? E quanto velocemente cambiano le esigenze delle persone? Ogni grande innovazione (il tostapane appunto, ma pensiamo anche al vinile, sempre citato da Roberto, o alle VHS, al fax, e così via) ha avuto del tempo per consolidarsi; oggi no, oggi tutto ciò che è nuovo diventa subito, irrimediabilmente, vecchio: inventano l’alta definizione ma si pensa subito al 3d, si crea una cosa chiamata smartphone ma in un batter d’occhio arriva il tablet; e via dicendo, all’infinito. Abbiamo sempre esigenza di qualcosa di nuovo, di rincorrere un tempo che sembra andare più veloce di noi. Da dove nasce questa esigenza, questo bisogno? Dalla curiosità che ha spinto anche i grandi esploratori del passato a scoprire nuove terre, o ai grandi pensatori a creare nuove teorie o modelli? O è semplicemente un effetto della società consumistica in cui viviamo, e quindi tutto si riduce all’esigenza di avere, avere, e ancora avere (e quindi possedere)?  Io francamente non lo so. Ma  mentre ci penso, mi faccio un toast.