Wake me up (before you go-go)

In principio erano le sveglie che ticchettavano e suonavano fastidiosissime. In tutte le case esisteva almeno un esemplare di questa.

Le radiosveglie iniziarono poi a spadroneggiare, anche se talvolta selezionando la frequenza sbagliata il risultato era molto più fastidioso delle sveglie ticchettanti.

Ad un certo punto presero piede i telefoni cellulari, con le suonerie predefinite che nemmeno sto qui a commentare. Fino alla rivoluzionaria opportunità di scaricare mp3 sul cellulare (poi smartphone) e scegliere il tuo brano preferito come colonna sonora del tuo risveglio. Ovvero decidere che un giorno, vicino o lontano, inizierai ad odiare la tua canzone prediletta.

Ci tengo a far notare che ci sono alcuni soggetti eroici che insistono nel voler usare le melodie precaricate sul dispositivo. Ho un amico che non si smuove dalle anatre dell’iPhone, abbiamo fatto tre viaggi insieme nel 2013 e mi ha regalato i risvegli più angoscianti dell’intero anno.

Ma il tema era un altro. La recente storia (a occhio e croce degli ultimi tre anni) delle sveglie scelte dal Ferro e della loro triste fine.

“Young folks” di Peter Bjorn & John era tanto allegra e instillava il buonumore, apprezzavo un sacco quando la mettevano nei locali. L’ho declassata a canzone media.

“Sixteen saltines” di Jack White caricava parecchio, con quell’attacco identico alla sigla di Beverly Hills 90210. Se ora parte a sorpresa, avverto un leggero senso di nausea.

Ero in fissa con Boardwalk Empire, e decisi di passare alla canzone della sigla, vale a dire “Straight up and down” dei Brian Jonestown Massacre. Non era un pezzo adatto, troppo disturbante e poco energico. Fu la sua salvezza, e tuttora rimane l’unica serie tv della quale non ho mai skippato i titoli iniziali, nemmeno per una puntata.

Al primo segnale di nervosismo, abbandonai “Hotel Yorba” degli White Stripes per non rovinare un idillio. Resta sempre un pezzone, colonna portante dei dj set di tante nottate. Benedetto quel barlume di lucidità.

“Beetlebum” dei Blur resiste da mesi, me la porto in doccia e a colazione, la canto, a volte entro in ufficio e sento l’esigenza di ascoltarla nuovamente dall’iPod. Ma l’avversione è sempre in agguato, e non potrei sopportare tale perdita.

Menzione d’onore per l’inno nazionale più bello al mondo, ovvero quello dell’Unione Sovietica che ora appartiene alla Russia (una delle poche eredità del periodo comunista). Lo vidi come tema ideale per una sveglia orgogliosa, di petto, incisiva. Lo usai per due mattine filate. Furono i due risvegli più incazzati della mia intera esistenza. Nervoso al punto da voler prendere a pugni il telefono, il comodino e l’intera progenitura di Breznev.