tostapane – ovvero: il culo se lo fanno le galline – adp

Oltreoceano, la frase “the greatest thing since sliced bread” (“la cosa migliore dopo il pane a fette”) è un’iperbole comunemente usata per lodare un’invenzione particolarmente riuscita e potenzialmente rivoluzionaria nonché migliorativa della vita delle persone. Nella sua essenza rappresenta, di fatto, il modello di realizzazione innovativa dell’american know-how, così come lo definì tale Paul Wenske.
Bello. Un po’ per celia, un po’ per assolvere all’arduo compito dell’affrontare il gravoso tema settimanale, vorrei porre l’accento sugli scheletri nell’armadio che tale espressione porta con sé: i brevetti. Il senso di tutto lo dà la cronologia degli eventi: il primo tostapane, secondo svariate fonti, apparve prima del 1900. Fu un “normalissimo” elettrodomestico, probabilmente frutto del semplice diletto dei primi smanettoni dell’elettricità, finché nel 1921 un uomo illuminato, tale Charles Strite – frustrato dalla continua carbonizzazione delle fette di pane nella caffetteria presso cui lavorava – pensò bene di “inventare” il tostapane con il temporizzatore (uovo di Colombo o acqua calda, scegliete voi come appellare l’invenzione) e pensò ancor meglio di fare ciò che lo fece diventare un ricco capitalista: brevettarlo.
Ma il genio venne dopo: quello che nel 1928 riuscì a brevettare la macchina per tagliare il pane a fette in un colpo solo, al secolo Otto Rohwedder. Immaginate i proventi dell’azienda che mise in commercio il pancarré e che detenne i diritti dell’affettamento del pane in cotal guisa.

Interessante, il senso profondo dell’american-styled know-how: una gallina ogni giorno si sfianca a partorire un uovo, ma la gloria va a quello che lo ruppe nel tegamino.

uovoaltegamino