Clessidre e farfalle.

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E se poi cadesse una sola goccia d’acqua sul mio acquerello, come sempre sarei capace di annegarci dentro.
Perché non hai insistito, perché non sei venuto a prenderti quello che ti spettava? Forse non ho saputo credere alle tue parole, ma come potevo?
Tu sei un mercante di sogni e le parole le vendi per professione, io sono un giocoliere distratto e la parole le tengo trenta centimetri sopra la testa, e ci gioco e no, non ci credo, fino a quando non me ne cade una sul cuore. Di sbieco. E fa male, un male cane.
Ma se ti avessi avuto davanti avrei saputo leggerti le labbra, io. Perché hai quella cosa dentro, il maleficio della farfalla, che spiega i sorrisi come ali ma per il tempo di una clessidra.
Mai ti ho visto con quelle labbra addosso, non c’è stato modo o forse non c’è stato il tempo. Ora so che avrebbero potuto forzare le mie labbra di piombo, manomettere il forziere vuoto della mia bocca. E spingerci dentro un po’ di amore, un po’ per volta. Ma non è accaduto, non eri qui davanti a me.
Così ho indugiato con la mia lampada da interrogatorio tra i tuoi arial e i tuoi calibri, a periziarne l’onestà, ho srotolato gomitoli di corsivi, misurato con un goniometro di sospetto l’inclinazione della tua voce.
E ho scoperto che. Che si trova soltanto ciò che si cerca, si distingue solo ciò che si sa. E io non sapevo proprio niente di te, così non ho trovato niente, non ho capito niente. E la clessidra non si è ribaltata, e il tempo è scaduto, la farfalla è andata a morire sotto una coperta di foglie. E quel sorriso ha volteggiato due volte su se stesso, ha fatto due giri ad un passo dalla mia bocca ed è caduto a terra.
Così tu che col cuore m’hai spaventato ora cammini con un piccolo buco nel petto e io che con la logica ti sgomentavo ora cammino con la testa mozzata sotto il braccio. Io non te lo perdonerò, tu non me lo perdonerai.
E andrò avanti così, pensando di non aver vinto e perso niente. Fino al giorno della goccia, la goccia d’acqua sul mio acquerello che mi sbugiarderà. Perché ho falsificato tutti i colori, tutti gli arcobaleni. Può forse il sogno di una vita macerare in una goccia d’acqua?
E andrò avanti così, fino al giorno della parola caduta sul cuore, di sbieco. Quella che fa male, un male cane. Soltanto cinque lettere. A d d i o.