Giochi di ragazze e giochi di mondo

(Un 25 novembre degli autolesionismi)

Allora bambine, adesso vestitevi bene e ballate come si deve, spingete di più il sedere se passa qualcuno, ma non in modo sguaiato, dovete conquistare, non arrampicarvi. Fatevi affascinare dalle luci della città come se le avessero comprate solo per voi, ma senza troppo entusiasmo, voi brillate comunque di più. I vostri vestiti brillano comunque di più, per ricordarvelo basta pensare a quanto li avete pagati. Non cedete a niente, finché non avete la certezza dell’opportunità, amate chi dovete, con le dovute garanzie, l’impercettibile cambiamento di moto del vostro sedere, dei vostri occhi attirerà chi desiderate, senza dubbio.
Siete belle, altrimenti qui non ci sareste entrate, e se non lo siete vi renderà bello l’essere qui, in questo posto di affreschi finti e specchi d’epoca altroieri, vi renderà belle il pass di entrata, i soldi di chi vi offrirà da bere, le pareti luminose, i lampadari di cristallo che riflettono e rifrangono il moto perpetuo di un cielo fumoso, la musica da amplesso e tutto ciò che stordisce i sensi e vi fa dimenticare cosa siete nude e cosa di nudo desiderate davvero.
Poi sarà mattino, troppo presto. Ve ne accorgerete sgualcite da tutto quel che avete preso da bere o preso e basta, e a quel punto, prima di essere fortunate e finire in un letto imprevisto, vi accorgerete che il pavimento che luccicava di diamante sotto le vostre scarpe che sono l’identità più alta riconosciuta, era una distesa di vetri rotti. Avete ballato, camminato, ammiccato e respirato sudore su un tappeto di schegge.
È pericoloso, siete ancora delle bambine!