Pulp! – Francesco Vitellini – La Rosa dell’Antico

L’Antico pensava. Era uno di quelli che non erano riusciti a trasferirsi su Proxima Centauri, uno di quelli che avrebbe continuato la sua esistenza su un pianeta morente. Aveva provato a partire, ma con poca convinzione. Infatti, per poterci andare occorreva essere ricchi, molto ricchi, o si doveva essere di qualche utilità alla società. E lui era straordinariamente carente in entrambi i casi.

Quando aveva capito che sognare non lo avrebbe portato a niente aveva capito anche che la sua vita si trovava davanti a un bivio. Poteva diventare un relitto, come era successo a tutti gli altri del suo gruppo, o avrebbe potuto essere il migliore. In fondo, si diceva, quando i leoni lasciano la carogna tocca alle iene farsi avanti.
L’unica cosa in cui eccelleva era uccidere, e decise di mettere a frutto la sue capacità. Non ci mise molto a trovare lavoro. La Terra, infatti, era decisamente sovraffollata, nonostante fosse ormai un’unica città, mari esclusi, e nemmeno le arcologie riuscivano a sopperire alla mancanza di spazio.
In questo scenario erano emersi gruppi organizzati di criminali, i cosiddetti Sindacati, e proprio a loro aveva venduto i suoi servigi. Pagavano a lavoro finito, e molto bene. Cos’era una vita in cambio di un altro mese di fumo, cibo e alloggio? Divenne presto famoso per il suo modo eccentrico di uccidere, modo che gli fruttò anche il nome con cui era conosciuto nell’ambiente.
In un’epoca in cui i connettori neuronali venivano impiantati alla nascita, conferendo la capacità di accedere alla rete senza bisogno di strumenti esterni, era possibile uccidere qualcuno in modo abbastanza semplice se si aveva accesso al suo codice sorgente. Per questo tutti i sicari erano hacker. Lui, però, aveva rimesso insieme un Tac50, un vecchissimo fucile di precisione. Era riuscito a trovare i progetti in una biblioteca dimenticata da Crono e aveva passato molte notti insonni a cercare i pezzi necessari per assemblarlo. Quelli che non aveva potuto trovare li aveva ricostruiti.
Alla fine era riuscito e presto alcuni pesci piccoli lo avevano chiamato. Conosceva gli ambienti giusti in cui far circolare la voce che era sul mercato e fino ad allora il suo lavoro era andato a gonfie vele. C’era sempre qualcuno di scomodo da rimuovere, o qualcuno da punire.
Quello che non si aspettava era la chiamata da parte dei Gentili. I Gentili costituivano uno dei Sindacati più potenti nella rete delle arcologia di quella che una volta era chiamata Europa, e da tempo, ormai, miravano a estendere la loro influenza verso il continente coloniale, quello che una volta era chiamato America. Queste si trovavano oltre il mare Atlantico ed erano controllate da un gruppo di Sindacati sempre sull’orlo della rottura, noti come I Cinque Fratelli.
A capo di tutte c’era un uomo chiamato semplicemente Padre, e se i Fratelli non erano in guerra tra di loro, come era successo costantemente fino a otto anni prima, lo si doveva solo a lui, nonostante la sua presa sui Sindacati fosse tutt’altro che salda.
L’emissario dei Gentili che lo aveva avvicinato era stato molto diretto nell’esporre la loro richiesta, una volta assicuratosi che lui fosse davvero l’Antico. Gli avevano chiesto di uccidere il Padre.
Ovviamente lui sapeva bene chi era la persona che i Gentili volevano eliminare, e quando chiese perché mandare proprio lui, che operava dall’altra parte del mondo, per un lavoro che avrebbe fatto qualunque hacker con un po’ di fegato, l’uomo in abito scuro gli aveva spiegato che volevano colpire i Sindacati d’oltremare in modo da lanciare un segnale che i Fratelli non avrebbero potuto ignorare. E lui era perfetto per il compito.
Pochi giorni dopo l’Antico partì per le Colonie con un volo di linea e il Tac smontato in valigia e, dato che nessuno ormai riconosceva i componenti per quello che erano, non ebbe alcuna difficoltà a passare i controlli di sicurezza.

Era seduto in una piccola camera in cima a una guglia di pietra bianca e aveva finito da poco di rimontare il suo fucile. Visto che i Gentili volevano quanto più clamore e spettacolo possibile aveva preparato qualcosa di speciale.

Mancava poco all’arrivo del Padre nella sede dei Sindacati. Un tempo quel palazzo ospitava il governo di quel paese, ma dopo l’abbandono della Terra era diventato presto il rifugio di quelli più ambiziosi tra i criminali ambiziosi.
Nonostante vent’anni prima fosse crollata metà della cupola, restava ancora un edificio imponente.
L’Antico aveva studiato le abitudini del suo bersaglio di persona, preferendo non basarsi esclusivamente sulle informazioni che gli avevano fornito i Gentili, e aveva trovato due spiragli nella sicurezza. Ogni mattina alla stessa ora il Padre arrivava al palazzo accompagnato dalla sua scorta nel tragitto dalla sua capsula blindata all’ingresso, ma c’erano due momenti in cui i suoi uomini non potevano proteggerlo: quando faceva il giro della capsula per raggiungere la scorta e quando entrava nel palazzo, dove la sua scorta non era ammessa.
Nel primo caso l’unico ostacolo era il conducente della capsula, che faceva da scudo al Padre contro eventuali pericoli che arrivavano dalla strada, nel secondo caso il problema era calcolare i tempi, perché se i Gentili volevano spettacolo, beh, lui glielo avrebbe dato.

La capsula a levitazione stava rallentando per fermarsi davanti al palazzo e l’Antico era pronto con l’occhio sul bersaglio e il dito a un nervo di distanza dal grilletto.
Aveva scartato il primo spiraglio perché colpire il bersaglio per strada non sarebbe stato abbastanza per il tipo di messaggio che voleva mandare.
Nel frattempo la scorta di cinque uomini, uno per ogni Sindacato, lo aveva preso in consegna e lo stava scortando per il trentadue gradini necessari ad arrivare al livello dell’ingresso.
Venti metri separavano il Padre dal suo destino, che portava il pittoresco nome di .50BMGE.
Il dito era poggiato sul grilletto ora.
Aveva calcolato le distanze al millimetro e sapeva che il proiettile avrebbe coperto la distanza dal bersaglio in 1,8 secondi.
In quel momento al Padre restavano dieci metri di vita.
Nel momento in cui il proiettile avrebbe colpito il bersaglio sarebbe esploso ed avrebbe, nel medesimo istante, frantumato la capsula di acido contenuta all’interno.
Quattro ultimi passi ancora.

La morte lasciò il silenziatore montato sulla canna con un lieve fruscio, descrivendo nell’aria il suo arco perfetto. L’Antico seppe che la sua mira era stata precisa nel momento in cui il proiettile penetrò nell’orecchio del bersaglio, quando una rosa di sangue si materializzò sul pilastro a destra dell’ingresso del palazzo. L’acido aveva un duplice scopo: aumentare la devastazione del danno inflitto e rendere indelebili le macchie di sangue sul marmo del palazzo.

Era il suo monumento, il monumento al suo lavoro.
Era la Rosa dell’Antico.