Condivido perché mi piace, clicco mi piace perché condivido

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Prendo le mosse da un post di verba che mi ha fatto davvero piacere leggere, una tirata contro l’ignoranza assolutamente degna di nota. Si badi bene, ignoranza nel senso stretto del termine, cioè assenza di preparazione specifica in uno o più campi. La tesi di verba, in estrema sintesi (ma chi passa di qui ci vada a leggerlo, quel post, ché merita davvero), è che al giorno d’oggi, a causa soprattutto della superficialità con cui si affrontano le cose, e complice la presenza di Internet che tutto contiene e tutto “rivela”, chiunque si sente autorizzato a mettere in discussione tesi provenienti da persone che per una vita si sono occupate di una certa materia studiandola e sviscerandola in tutte le sue piegoline, solo per il fatto di aver letto qualche scemenza su Internet, o per (e qui è venuta un’altra risata piena) aver letto Fabio Volo.

Piccolo disclaimer. Come verba, segnalo ai viandanti che questo post sarà ricco di turpiloquio, perché su certe cose le definizioni da Accademia della Crusca, che tanto amo, sono semplicemente riduttive.

Leggendo il post di verba mi è venuto in mente che molte delle categorie citate da lei imperversano su feisbucche, alimentando teorie dei gomblotti, o condividendo delle immani stronzate che non hanno né capo né coda. Un po’ di tempo fa mi è capitata una bufala, della quale poi, successivamente a quanto sto per raccontare, si è parlato in quanto sembra sia un’eco di analoga bufala americana. In breve, leggo sulla mia timeline un tizio che condivide uno stato: “Non cliccate mi piace sul gruppo ‘Diventare padre o madre era il dono più grande della mia vita‘, è un gruppo gestito da pedofili che chiederanno le foto dei vostri figli e verranno a molestarli“. Ora non ricordo i termini precisi della frase, ma insomma il senso era quello. Allora io mi sono detto: ma porca di quella gran puttana, anche se c’è una MINIMA possibilità che questa cosa abbia un fondamento, voglio andare a capire, ché eventualmente avviso la polizia. Così sono andato su quel gruppo e ho scoperto che era, ovviamente, una cazzata. Ma poi ho fatto di più. Per prima cosa ho controllato il numero dei deficienti che avevano condiviso lo stato. Centinaia. Poi mi sono fatto un giretto nella bacheca del gruppo. Qui di seguito ci sono alcuni esempi di post.

  • Voi siete dei PEDOFILI si o no ??? Se si vergognatevi stronzi !!!!!!!!!!!!!!!!
  • Siete pedofili?
  • VORREI SAPERE SE QUESTO è VERAMENTE UN GRUPPO DI PEDOFILI!!! PERCHè SE QUESTA STORIA è VERA FATE VERAMENTE SCHIFO VERGOGNATEVI

Quindi ricapitolando. Abbiamo due stereotipi di comportamento. Il primo è di entrare nel gruppo e informarsi, chiedendo se per caso ci siano dei pedofili, o magari dicendo che SE fosse vero, questa cosa merita la massima riprovazione. Il secondo è di quelli che  (verbalizzarne la ragione aiuta a capire meglio) hanno condiviso uno stato feisbuc in cui si sconsiglia di cliccare mi piace su un gruppo perché del gruppo fanno parte dei pedofili. Perché aiuta a capire meglio? Vogliamo rileggere? Io sento di aver fatto qualcosa di buono, perché ho condiviso uno stato, quindi nella mia testa malata mi convinco che sto informando. E di cosa informo? Del fatto che in un gruppo ci sono dei pedofili. Bene, e cosa consiglio di fare in proposito? DI NON CLICCARE MI PIACE!!!!! Dico ma chi ha condiviso lo stato, si è fermato un attimo a pensare?

Ecco. La risposta sconfortante è che no. Non si sono fermati a pensare. Hanno condiviso. Punto.

Io non so per quanto resterò ancora su facebook.