un grande avvenire dietro le spalle

Cari lettori, quello che segue è il primo post di una nuova autrice de I discutibili, nicetace, a cui diamo il benvenuto e che da oggi offrirà, in rubrica Terza pagina, recensioni di libri che difficilmente troverete sullo scaffale o nelle classifiche dei libri più venduti, ma che non per questo meritano poca attenzione. Buona lettura.

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Jack Womackcop
“Atti Casuali Di Violenza Insensata”
Feltrinelli

Mai saputo cosa fosse la fantascienza post-cyberpunk prima di prendere in mano questo libro, se dovessi definirla oggi direi che è il punto finale di un percorso di autocoscienza che, come tutti i percorsi verso la consapevolezza, inizia guardando fuori di sé e termina guardandosi dentro. Una fantascienza che ha spostato lo sguardo dal cielo ad altezza uomo.
Noi abbiamo proiettato sul cielo le nostre paure, da sempre. Dai tempi in cui il sole andava nutrito di sacrifici umani per assicurarsi che sorgesse ogni giorno. Ci abbiamo proiettato le parti migliori e peggiori di noi abitandolo di divinità lunatiche e vendicative, sagge, misericordiose, punitive.
Anche quando siamo entrati nell’era tecnologica il nostro bisogno profondo non è cambiato nella sostanza, solo nella forma: il cielo, diventato “spazio”, si è popolato di marziani, extraterrestri, forme di vita misteriose. Nell’era della fiducia nel progresso e nel futuro dell’umanità i “marziani” hanno rappresentato la nostra paura di perdere tutto, venivano per distruggerci e dovevamo combatterli, per difendere i nostri valori, le nostre famiglie, il nostro stile di vita.
Quando abbiamo cominciato ad essere meno certi di avere così tanto ragione gli “alieni” sono diventati, nel nostro immaginario, migliori di noi, venivano portando un messaggio di fratellanza, ci mostravano che il progresso poteva essere al servizio dell’umanità e non usato contro di essa.
La fantascienza post-cyberpunk è l’ultimo passaggio, ci dice che il tempo delle proiezioni è finito, ci confronta con quello che inconsciamente abbiamo sempre saputo: lo spazio è vuoto, gli alieni sono tra noi, gli alieni siamo noi.
Il futuro che il libro descrive è dietro l’angolo, forse è già qui, è solo una questione quantitativa: un aumento della massa degli esclusi dai diritti più elementari, la paranoia montante del gruppo sempre più ristretto dei privilegiati, la violenza come unico mezzo di difesa degli uni e degli altri, nessun progetto per il futuro che vada oltre la sopravvivenza. Questo libro riesce a raccontare attraverso il diario di una dodicenne l’avverarsi del futuro: il cambio di stile di vita, scuola, quartiere, modo di vedere gli altri, linguaggio e da ultimo, ovvio, pensiero. Sembra dirci che “alieni” saranno per noi i nostri figli, ai quali sarà inservibile il nostro bagaglio di valori e di esperienza ma più capaci di noi di adattarsi a questo futuro e quindi di non soccombere.
In questo libro, straripante di metafore porte con leggerezza, Lola, la protagonista, tiene un diario che chiama “Anne” e che l’accompagna nel passaggio al nuovo mondo. Quando Lola “passa” dall’altra parte il diario viene abbandonato e con lui ogni possibilità di tenere aperti spazi di pensiero e di speranza, proprio come il diario dell’altra Anna, prima che precipitasse nell’orrore. Il libro non ci dice come andrà a finire per tutti noi ma d’altronde davvero non lo sappiamo e, quel che è peggio, non riusciamo neanche ad immaginarlo.