La Famiglia – Francesco Vitellini – Giona

Chiamatemi Giona.
È così che mi chiama la ciurma, ed è l’unico nome che so di aver mai avuto. Per tutti sono sempre stato Giona, ripescato dalle acque. Il cuoco di bordo spesso mi prende in giro dicendo che sono sopravvissuto al mare perché sono talmente brutto che nessun pesce ha avuto il coraggio di mangiarmi. Vi stupirete del mio nome, specialmente perché avrete capito che vivo su una nave, ma, per fortuna, le sciocche superstizioni non fanno presa sui miei compagni di viaggio.
Fui trovato al largo delle Azzorre, tra i resti galleggianti di un piccolo gozzo. Mi tirarono fuori dall’acqua mezzo morto, riportandomi alla vita che mi aveva quasi abbandonato.
Seppi poi che l’anno era il 1825.
Quando mi fui ristabilito abbastanza da poter parlare mi fu chiesto chi ero e cosa fosse successo, ma non ricordavo nulla, nemmeno il mio nome. Ricordo che allora il capitano Stokes disse “E ora che ce ne facciamo di questo Giona?”. E fui Giona.
Mi affidarono al nostromo che aspettò che mi rimettessi in forze prima di assegnarmi il ruolo di mozzo aggiunto, avendo notato che ero meno esile di quanto sembrasse, almeno quando mi nutrivo regolarmente.
Ero un mozzo aggiunto, un quarto mozzo, se vogliamo, essendo la nave già dotata di quelle figure essenziali senza le quali un’imbarcazione assomiglierebbe ad una fogna a cielo aperto.
Molti di voi storceranno il naso, ma c’è vera soddisfazione nell’essere elogiati da uomini rozzi e rudi perché “fai sembrare questa bagnarola una vera casa”. Già, una casa. Ad oggi non ricordo nulla della mia vita precedente al ripescaggio e l’unica casa che abbia mai conosciuto è la nave.
Il capitano, gli ufficiali e la ciurma sono buoni con me quanto basta per non sentirmi escluso, ma anche severi quanto basta per non prendere il lavoro alla leggera, e ho imparato a mie spese che un mestolo di legno fa male quanto un frustino.

Siamo rientrati a Plymouth da sei mesi, dopo un viaggio di cinque anni, costellato di fatica, aria fresca, tempeste ed una tragedia: il colpo di pistola che sentimmo dalla cabina del capitano dopo che non ne era uscito per due settimane. Quel bastardo ci mise altri dodici giorni per crepare. Era stato l’unico a bordo con cui non ero mai riuscito a stabilire non un legame, non dico questo, ma una semplice relazione superiore-sottoposto. Skyring, l’ufficiale in seconda che per breve tempo prese il posto di Stokes, è uno a posto, ma il peso della responsabilità non fa per lui. Dopo pochi mesi è stato nominato capitano quello che tra tutti è diventato il migliore dei miei amici a bordo, Robert FitzRoy. E pensare che ci è stato imposto dalla Ganges! Giovane e sempre pronto allo scherzo, ma mai disattento o men che scrupoloso, il capitano FitzRoy trascorse spesso dei momenti parlando con me. Ho imparato a conoscerlo nell’ultimo anno, e lui me. Credo di essere l’unico ad aver visto l’animo sensibile del capitano e ho sempre cercato di alleviare il senso di solitudine che gli leggevo negli occhi. Nonostante l’equipaggio della nave fosse per me come una famiglia, una famiglia fatta tutta di zii e cugini, ma pur sempre una famiglia, mancava nella mia vita una persona così vicina al mio animo da poter essere un padre o, quantomeno, un fratello.
Trovai questa persona in Robert FitzRoy e posso affermare, senza timore di sembrare presuntuoso, che in parte gli restituivo quanto lui dava a me. Infatti, da tre mesi sono diventato il suo assistente personale e, dopo esermi occupato delle sue necessità, che pure sono straordinariamente poche per un uomo del suo rango, molto spesso passiamo le sere a ragionare degli eventi della giornata.
Mi ha preso talmente a cuore che mi sta insegnando a leggere, scrivere e a far di conto, perché, come dice lui, “fino a quando dipenderai da altri per queste cose non sarai mai padrone della tua vita”.
Rob mi ha confidato che non appena saranno finiti i lavori di riparazione e miglioramento alla nave salperemo per un giro del mondo, ed io spero con tutto il cuore di rivedere tutta la mia famiglia, nessuno escluso. Anzi, so anche che conoscerò una persona nuova: un giovane naturalista fresco di studi. In genere i giovani signori di città non si trovano bene a bordo, ma il signor Charles è stato raccomandato a Rob dal capitano Beaufort in persona, per cui Rob avrà certamente la possibilità di intrattenersi con qualcuno suo pari in ingegno e modi, cosa difficile da trovare su un brigantino.

Plymouth è una bella città, ma non è la mia casa.
La mia casa è là dov’è la mia famiglia: sul Beagle.