3 poesie

Hugo von Hoffmansthal – Die Beide

Sie trug den Becher in der Hand-
Ihr Kind und Mund glich seinem Rand-,
So leich und sicher war ihr Gang,
Kein Tropfen aud dem Becher sprang.

So leich und fest war seine Hand:
Er ritt auf einem jungen Pferde,
Und mit nachlässiger Gebärde
Erzwang er, daß es zitternd stand.

Jedoc, wenn er aus ihrer Hand
Den leichten Becher nehmen sollte,
So war es beiden allzu schwer:
Denn beiden bebten sie so sehr,
Daß keine Hand die andere fand
Und dunkler Wein am Boden rollte.

I due
Lei portava la coppa in mano –

Pari al suo orlo aveva il mento e la bocca –
Aveva un passo così leggero e sicuro,
Che dalla coppa non cadeva una stilla.

Non meno leggera e salda era la mano di lui
Un giovane cavallo egli montava,
E con gesto noncurante
A una tremante immobilità lo sforzava.

Eppure quando dalla mano di lei
La lieve coppa egli dové prendere
Per entrambi fu troppo pesante;
Perché entrambi tremavano tanto
Che le mani non si trovarono,
E scuro vino corse sul suolo.

Non so che c’entri, ma ancora oggi se me lo chiedete per me questa poesia rasenta la miglior definizione possibile dell’amore.

***

Fernando Pessoa “Reticências

Arrumar a vida, pôr prateleiras na vontade e na acção.
Quero fazer isto agora, como sempre quis, com o mesmo resultado;
Mas que bom ter o propósito claro, firme só na clareza, de fazer qualquer coisa!

Vou fazer as malas para o Definitivo,
Organizar Álvaro de Campos,
E amanhã ficar na mesma coisa que antes de ontem — um antes de ontem que é sempre…
Sorrio do conhecimento antecipado da coisa-nenhuma que serei.
Sorrio ao menos; sempre é alguma coisa o sorrir…
Produtos românticos, nós todos…
E se não fôssemos produtos românticos, se calhar não seríamos nada.
Assim se faz a literatura…
Santos Deuses, assim até se faz a vida!

Os outros também são românticos,
Os outros também não realizam nada, e são ricos e pobres,
Os outros também levam a vida a olhar para as malas a arrumar,
Os outros também dormem ao lado dos papéis meio compostos,
Os outros também são eu.
Vendedeira da rua cantando o teu pregão como um hino inconsciente, Rodinha dentada na relojoaria da economia política,
Mãe, presente ou futura, de mortos no descascar dos Impérios,
A tua voz chega-me como uma chamada a parte nenhuma, como o silêncio da vida…
Olho dos papéis que estou pensando em arrumar para a janela por onde não vi a vendedeira que ouvi por ela,
E o meu sorriso, que ainda não acabara, inclui uma crítica metafísica.
Descri de todos os deuses diante de uma secretária por arrumar,
Fitei de frente todos os destinos pela distracção de ouvir apregoando,
E o meu cansaço é um barco velho que apodrece na praia deserta,
E com esta imagem de qualquer outro poeta fecho a secretária e o poema…
Como um deus, não arrumei nem uma coisa nem outra…

Quasi
Mettere in ordine la vita, sistemare degli scaffali nella volontà e nell’azione
Lo voglio fare ora, come ho sempre voluto fare, con lo stesso risultato;
Ma che bello avere un proposito chiaro, fermo solo nella chiarezza, di fare qualcosa!

Farò le valigie per il Definitivo
Organizzerò Alvaro de Campos,
e domani rimarrò allo stesso punto in cui ero prima di ieri
un prima di ieri che è sempre…
sorrido alla consapevolezza anticipata del nulla che sarò…
Almeno sorrido; sorridere è sempre qualcosa.
Prodotti romantici, noi tutti…
E se non fossimo prodotti romantici, forse non saremmo niente.
Così si fa letteratura…
Poveri gli Dei, così si fa persino la vita!

Anche gli altri sono romantici,
anche gli altri non concludono niente, e sono ricchi e poveri,
anche gli altri passano la vita a guardare valigie da mettere a posto,
anche gli altri dormono accanto a fogli riordinati solo a metà.
Anche gli altri sono me.

Venditrice di strada che canti il tuo grido come un inno inconsapevole,
Rotellina dentata nell’orologeria dell’economia politica.
Madre, presente o futura, di morti nel disfarsi degli Imperi,
La tua voce mi arriva come un richiamo per nessun luogo,
come il silenzio della vita…
Alzo gli occhi dai fogli che infine sto pensando di non riordinare,
Verso la finestra da cui non ho visto la venditrice che ho solo sentito,
e il mio sorriso, che ancora non si era esaurito, finisce nel mio cervello in metafisica.

Ho rinnegato tutti gli déi dinanzi a una scrivania da mettere in ordine,
Ho guardato in faccia tutti i destini per il divertimento di sentir gridare,
E la mia stanchezza è un vecchio relitto che marcisce sulla spiaggia deserta.
E con questa immagine di un qualsiasi altro poeta chiudo la scrivania e la poesia.

Come un dio, non ho messo in ordine né la verità né la vita.

Occhio che, secondo Intesomale, Pessoa è il “modo migliore per non scopare”….

***

Nazim Hikmet

Seviyorum seni ekmeği tuza banıp yer gibi
Geceleyin ateşler içinde uyanarak
Ağzımı dayayıp musluğa su içer gibi,
Ağır posta paketini, neyin nesi belirsiz,
Telaşlı, sevinçli, kuşkulu açar gibi
Seviyorum seni denizi ilk defa uçakla geçer gibi.
İstanbul’da yumuşacık kararırken ortalık
İçimde kımıldanan bir şeyler gibi
Seviyorum seni, “Yaşıyoruz çok şükür.” der gibi.

 Ti amo come se mangiassi il pane
spruzzandolo di sale
come se alzandomi la notte bruciante di febbre
bevessi l’acqua con le labbra sul rubinetto
ti amo come guardo il pesante sacco della posta
non so che cosa contenga e da chi pieno di gioia
pieno di sospetto agitato
ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo
ti amo come qualche cosa che si muove in me quando il
crepuscolo scende su Istanbul poco a poco
ti amo come se dicessi Dio sia lodato son vivo.

Non ho mai capito quale fosse il titolo. E l’originale in turco ve lo risparmio.
Credo comunque questa dovrebbe aiutarvi a recuperare dopo Pessoa.

***
-Una volta mi divertivo a tradurle in tutte le lingue che conoscevo, stavolta no: le ho banalmente copiate…. Magari un giorno ci riprovo-