“I ching”, non una recensione

-premessa: il testo che leggo usa ancora la translitterazione Wade-Gilles, wikipedia il piyin: scusate eventuali discrepanze-

Avevo promesso a me stesso di non scrivere alcunché riguardo l'”I Ching” o “Libro dei mutamenti” finché non ne fossi giunto alla fine. Ma oggi, a pagina 650 delle sue oltre 720 e alla luce della ricchezza delle sue riflessioni, i miei propositi cedono miseramente.

Come quasi sempre accade, non ricordo esattamente come e perché ho scelto di comprare e leggere questo testo. Curiosità, senza dubbio. Ma un ruolo non secondario l’ha giocato pure l’e-commerce, che mi ha tenuto nascosta la reale mole del libro sino al giorno in cui m’è stato recapitato.
Ormai ero in ballo: non sia mai che lasci un libro sullo scaffale senza averlo aperto!
In realtà, la lunghezza non è stata d’ostacolo: dopo l’interessante, ma un pò tediosa per il neofita, prefazione di Gustav Jung, l’analisi dei singoli esagrammi si è sin da subito presentata estremamente stimolante (forse, come nota tecnica, delle due disamine, la seconda di più facile lettura potrebbe esser anticipato, invertendo l’ordine).

Ma mi rendo conto, giunto a questo punto, di aver già detto troppo e troppo poco. “Una linea solida che poggia su una linea debole“, direbbe l’I Ching.
Faccio quindi un passo indietro e provo a spiegarvi di che testo stiamo parlando.

La definizione è impropria, ma ci sarà utile per una prima comprensione: un libro di oracoli; un libro per la divinazione del futuro. Da razionalista convinto, non credo in scemenze da cartomanzia, lettura dei fondi di caffè o sassolini magici. Quindi, agli “oracoli” preferisco un’altra definizione: un libro di antica filosofia cinese (indicativamente, risalenti al 2.800 avanti Cristo). Tradotta e portata in Europa da Richard Wilhelm.

I Trigrammi

I Trigrammi

L’I Ching è un testo nel quale sono schematizzati e rappresentati 64 “stati” o “mutamenti” dell’esistenza. 64 situazioni, potremmo dire: situazioni della vita individuale, sociale, dello scorrere del tempo, della natura… insomma, stati di mutamento applicabili a qualsiasi circostanza (e, proprio da questa loro generale applicabilità, ne è derivata la fama di “oracoli” -per chi volesse provare, qui una spiegazione, qui anche un giudizio sulle singole linee: non prendetele seriamente però!).
Questi stati di mutamento sono rappresentati tramite l’alternanza di linee continue (forti – corrispondenti al 9) o spezzate (deboli – corrispondenti al 6), composte ed associate prima in trigrammi (avete presente la bandiera della Corea del Sud?), poi in esagrammi.
Prima di addentrarmi oltre, vorrei fare una precisazione su queste linee: l’I Ching ne spiega molto bene la relazione con yin e yang, ma la sua logica si fonda su un assunto tanto semplice quanto fondamentale “in principio era la linea“, una linea continua. Simbolo tanto semplice ed essenziale, potremmo dire il primo segno tracciato dall’uomo ⚊, divenuto poi simbolo luminoso (forte, positivo, creativo, mascolino: yang).
Alla linea intera ha fatto seguito la linea spezzata ⚋ simbolo oscuro (debole, negativo, ricettivo, femmineo: yin).
Dalle possibili creazioni dei due segni vennero creati i trigrammi: ogni trigramma rappresenta un elemento (k’an ☵, per esempio, composto da una linea forte racchiusa fra due deboli rappresenta l’acqua, nel suo scorrere fra una gola). Dai trigrammi radoppiati si ottennero così i 64 esagrammi (ad esempio chien ䷀, il creativo, il cielo).
Per inciso, ma l’avrete intuito, l’alternanza delle linee forti/deboli nei sengi segue la stessa logica del linguaggio binario.

Bandiera dell'Impero del Vietnam (1945) con il trigramma "li" -fuoco

Bandiera dell’Impero del Vietnam (1945) con il trigramma “li” -fuoco

Il 64 esagrammi sono dunque gli stati di mutamento analizzati nell’I Ching: ciascuno di essi consente un giudizio sulla situazione data, giudizio tratto dalla complessa relazione fra le linee. Innanzi tutto, il trigramma inferiore “interno” rappresenta la situazione personale; mentre il trigramma superiore “esterno” rappresenta gli aspetti sociali.
In secondo luogo, ogni esagramma ha un suo “tempo” particolare, dato dalla combinazione dei due trigrammi (per esempio, se composto da due trigrammi  ken ☶ “l’arresto”: ䷳, il tempo generale dell’esagramma sarà indubbiamente l’arresto). Il giudizio positivo o negativo sulle singole linee dipenderà da quanto più esse rispondando appropriatamente a tale tempo.
Vi sono poi i “segni intrinsechi”, ovvero risultanti dalle quattro linee centrali, che influiscono nel giudizio (se, per restare nell’esempio, prendiamo ken ䷳, avremmo al suo interno in basso k’an ☵ -pericolo- ed in alto chen ☳ -eccitante- ed è abbstanza intuitivo comprndere come la terza linea ⚊ -forte- al centro del “pericolo” ed “eccitante” in tempo di arresto non sia affatto propizia).
Infine, ma questa basti come annotazione di massima, le linee hanno dei loro rapporti di corrispondenza e solidarietà (la seconda, “ministro”, è in rapporto di solidarietà con la quinta, “principe”).

Tutto ciò detto, esistono vari metodi per interrogare l’I Ching componendo gli esagrammi (monete, steli di millefoglie…), tenendo conto che solo le “linee mobili” (6 per le linee deboli, 9 per quelle forti) andranno interpretate.
Tirando le monete, ad esempio, potremmo ottenere 6-7-9-9-8-6 (scritto a caso), ovvero héng ䷟ “perseverante”: in questo caso, solo la prima e l’ultima linea yin e le due linee yang centrali andranno interpretate. Ma se con il medesimo esagramma avessimo ottenuto una linea fissa all’inzio, mobile in seconda posizione e fisse le altre due linee forti (ovvero 8-9-7-7-8-6), avremmo dovuto interpretare solo la seconda e l’ultima linea, con un risultato assai differente!
In ogni caso, dalla lettura delle “spiegazioni” date dagli antichi saggi a queste linee, otteniamo una sorta di “divinazione” per la situazione che ci interessa.

A questo punto potrei citarvi svariati giudizi sulle differenti linee di un esagramma: ve ne sono molti che sarebbero degli ottimi insegnamenti anche a prescindere dal contesto specifico. Ma sarebbero, appunto, buttati al vento e fuori contesto.
Quindi, vi consiglio, semmai, di cercarvi l’I Ching in qualche libreria e addentrarvi nel fascino del pensiero cinese.