Ottobrata di rose di maggio

– Ora può anche, egoisticamente, piovere – dice la vicina mentre entriamo insieme nel condominio.

– E lo farà, dico io, a giudicare dal cielo. Ha iniziato anche a far freddo.

– Dalle mie parti, Alta Pusteria, stanotte ha fatto la prima neve.

Lo dice con l’aria di chi non ha nemmeno più nostalgia. Neanche il diritto di avere nostalgia.

Mi chiedo com’è crescere con la neve intorno, io che non l’ho mai vista per davvero. Mi chiedo se la neve è uno stadio della vita, quando hai freddo per tutto e ti si appanna la vista, o solo una condizione atmosferica della quale poi ti abitui.

– Però non vedo ancora le castagne.

Divido in due la sua delusione di non aver trovato le castagne al mercato e me ne prendo metà, le sorrido, e proseguo per il mio piano.

Questo perché ottobre a Roma è freddo e cattivo più di gennaio, ha l’abilità di cadere tutti gli anni uguale e tutti gli anni improvviso. Sfido chiunque a riuscirci come lui.

Eppure nei suoi mesi, non conta davvero la grande bellezza di ottobre, il riso del disgelo di marzo, addormentarsi ad aprile dopo aver fatto l’amore o silenzioso e lieve gennaio. Quello che conta è sempre maggio. Maggio è citato più degli altri, è l’unico che merita davvero di essere amato. Così mi sembra, almeno.

IMG_2385

Ognuno tiene davanti alla porta di casa quello che gli manca dentro. Forse io dovrei tenere una piantina di neve.