Animali Social(i) – Redpoz bis

Repubblica.it riporta i risultati di una ricerca condotta dalla Penn State University secondo la quale alcuni studiosi sono riusciti a risalire a sesso, età ed altre caratteristiche personali degli utenti sono tramite i loro status facebook.
In particolare, vi sono riusciti in base al linguaggio utilizzato.
E no: non credo stiamo parlando di bimbiminkia sgrammaticati.

Le potenzialità rivelatrici del linguaggio non sono certo una novità (non a caso, sono assai utilizzate anche negli studi politici: qui, journal.pone.0073791.g003ad esempio i Gruene tedeschi nei confronti dei Piraten). Certo l’immensa mole “big data” di informazioni che ogni giorno si accumulano tramite i mezzi telematici rende questo lavoro relativamente più semplice: essa infatti offre un complesso insieme di dati da raffrontare che costituiscono la base comparativa per sviluppare l’analisi (è la stessa logica che google utilizza per il proprio traduttore: più testi ci sono nelle due lingue interessate, meglio riesce a ricostruire grammatica, sintassi e vocabolario).
Questo è un effetto tipico delle reti e della correlazione fra dati: il tema è stato affrontato anche da Albert- Lazlo Barabasi nel suo splendido testo “Lampi“.

Ma i risultati della ricerca, ed i suoi retroscena, meriterebbero ben più attenzione: stando ai risultati, i ricercatori sono stati in grado di dedurre il sesso dello scrivente nel 92% dei casi. Per altri tratti della personalità, i dati sono leggermente inferiori, ma comunque molto significativi.
Passando ai retroscena (e magari ripensando anche al non sopito scandalo PRISM), dovremmo domandarci quanto noi stessi contribuiamo a “disvelare” informazioni personali di cui dovremmo magari avere maggiore cura. Personalmente sono molto preoccupato per la tutela futura della privacy (ovviamente non in senso berlusconiano…), specie nel mondo digitale e questa ricerca, indirettamente, mi offre un ulteriore conferma per gli inviti alla cautela.
Troppo spesso mettiamo a disposizione di tutti (ben aldilà di chi crediamo) una mole di piccole informazioni su noi stessi, informazioni che oggi possono essere tranquillamente assemblate come un puzzle e fornire un quadro complessivo molto dettagliato.
Troppo spesso, queste informazioni sono “messe in piazza” attraverso sistemi come i social network nei quali non abbiamo un reale controllo (nella ricerca non si parla direttamene di twitter, ma non escludo che possa applicarsi anche a questo mezzo). Ed in un mondo sempre più interconnesso, il controllo sulle informazioni è essenziale. In qualche caso, ne va persino della nostra libertà.

Certo, possiamo riconoscere anche qualche aspetto positivo: magari fra qualche anno avremmo un software liberamente (” “) offertoci da google per verificare se “gnocchina1285” che seguiamo su twitter è veramente una dolce donzella ed evitarci così la sopresa di una cenetta romantica con un orso bruno.
Ma non possiamo escludere che quello stesso software sia efficacemente in grado di dirci molto di più sul carattere del soggetto: già questo studio ha trovato una correlazione fra linguaggio e tratti quali “extraversion“, “conscientious“, “agreeableness“, “emotional stability” (!) e “neuroticism” (!!). Insomma, tracciare un limite potrebbe diventare sempre più difficile. Potenzialmente, potrebbe sparire ogni mistero da un primo incontro.
Chissà, potremmo arrivare alla triste situazione di “mistery vs history“…
No, non mi sembra molto divertente.

Qui la pubblicazione.