il lavoro debilita l’uomo

Il controllore a vista di abbonamenti di pendolari davanti al tornello con accesso senza tesserino magnetico; il refillatore di latte fresco e merendine nelle macchinette automatiche della stazione; il consegnatore in scooter di giornali stranieri alle edicole; il gonfiatore di ruote delle biciclette del servizio a noleggio, che con camaleontica precisione si trasforma un attimo dopo in spostatore di biciclette da una postazione di noleggio all’altra; l’installatore di telecamere (quasi) invisibili sui pali della luce (scena già vista qualche tempo fa); il tinteggiatore di pannelli per installazioni adibite a manifestazioni pubbliche; il tracciatore di segnaletica orizzontale verniciata sull’asfalto; il cancellatore, mediante spruzzo di vernice coprente, di graffiti e murales (trasformati, come per magia, in patacche giallognole su sfondi variabili dal bianco-sporco-sporco al grigio-perla); il suo alter ego, lo spatolatore di muri per rimuovere le impervietà causate dal lavaggio strade fino a cinquanta centimetri dal suolo; il soffiatore di foglie secche (le prime a comparire, nemmeno è ufficialmente autunno, e già sono in pista); il disbrigatore di pratiche amministrative mediante consegna brevi manu, anche detto galoppino per cartaccia inutile, appoggiato alla portiera della vettura di servizio; l’alzatore mediante telecomando di sbarra di accesso ad area privata; ma sopra ogni altro, lui: il pulitore di citofoni in ottone dei palazzi ingrigiti della Milano da bere, mediante straccetto e detergente spray rigorosamente color azzurro cielo.
Questi, alcuni dei mestieri che il mio sguardo ha casualmente incontrato oggi mentre mi dirigevo a lavoro, in bicicletta, a Milano.
Ecco, sono questi i momenti in cui penso, trasognante, che essere un ricercatore precario sia stupendo.

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E adesso, in tema di lavoro, sooooooolo per voi (rullo di tamburi)… il quizzone settimanaleeeee!

Il primo che indovinerà l’autore del seguente pensiero vincerà un follouing immediato dalla redazione de I discutibili. Mesdames et Messieurs, faites votre jeux (sperando che google translate non m’abbia fregato, visto che non spiccico una parola di francese).

È molto meglio erigere in ogni villaggio un altoparlante che diffonda i programmi radio per raccontare alla gente le novità e offrire loro un intrattenimento, piuttosto che metterli in grado di conseguire autonomamente conoscenze politiche e scientifiche. Pertanto non si dovrebbe neanche pensare alla possibilità di raccontare ai popoli […] cose riguardanti la loro storia […]. Sarebbe molto meglio trasmettere tramite la radio musica e ancora musica. Perché la musica allegra aumenta la gioia di lavorare.