Mery si sposa

Qualche tempo fa scrissi un post sul matrimonio di una vecchia amica (avete presente quelle conoscenze dall’asilo che in un modo o nell’altro si trascinano tutta una vita? Ecco: quelle). In quel post me la prendevo con il cattivo -pessimo- gusto che si può raggiungere nell’allestire una cerimonia sociale infarcita da due elementi tanto significativi e tanto potenzialmente in contrasto come sentimenti e apparizione in società.
Insomma, evidenziavo come il cafonal sia sempre dietro l’angolo.

Nello stesso post esprimevo qualche speranza per un altro matrimonio nel quale, conoscendo gli sposi, confido si arriverà ad un’esibizione di sentimenti tanto vera quanto spontanea e non piegata alle esigenze dell’apparenza.
Ora, quel matrimonio sarà domani (ed io devo prepararmi… speriamo di avere una camicia stirata), logico quindi apprestarsi a fare due valutazioni sulle aspettative (estetiche, stilistiche e non solo) di quanto ci attende come spettatori.

Mery & Peter si sposano

Fossi espressivo quanto altri discutibili colleghi, probabilmente mi basterebbe descrivervi il sorriso della futura sposa (fresco, spontaneo, raggiante) per rendervi l’idea di cosa stiamo parlando. Ma non chiedetemi tanto, per carità.
Non so veramente come trasmettervi la differenza da quel matrimonio di qualche mese fa: sarà forse la terra d’Emilia che si porta dietro questa immagine schietta e socievole da lambrusco, tortellini, osterie e barzellette sconce. O sarà forse che certe cose le capisce solo chi ha conosciuto -anche solo per un attimo- quei due. Certo le foto tornerebbero comode… e se non fossi tanto paranoico sulla privacy certo ve le posterei. Basterebbe vederli assieme mentre fanno scemenze per vedere la felicità che sprizza da tutti i pori, si diffonde nell’atmosfera come una nebbia ed uno non può fare a meno di dire “quei due saranno felici assieme“. Tutto qui.
O forse la differenza fra quel matrimonio “cigar and whisky for a moment of relax” sta già tutta nelle foto scelte per annunciarlo: nessuno sfoggio di bellezza da parte della sposa; nessuna esibizione di classe da parte dello sposo; nessuna posata e falsa ricercatezza. Né la prima, né il secondo ne hanno bisogno, che lei è già tanto carina di suo da apparire bellissima e lui forte della sua intelligenza, sicuro di sé quel che basta per non dover esibire muscoli, danari o sorrisi. Nella foto più seriosa, ad un ricevimento USA sembrano quasi imbarazzati, anzi: non di rado sembrano dei bambini e come tali fanno le smorfie.
Non paiono dire “siamo così [belli, eleganti, innamorati…]”, lo sono e basta. E la macchina fotografica sembra passar di lì per caso e fermare l’attimo.
Ecco, nessuna posa. Questo colpisce: per quanto l’evento sia formale, cerimonioso, per quanto le stesse foto deformino inevitabilmente dei momenti immortalandoli nella fissità di un istante, queste foto ci trasmettono ancora vitalità, naturalezza, come di un istante “catturato”, quasi furtivamente. Nessuna messa in scena (avete presente le, oramai classiche, foto pre-matrimonio fra i futuri sposi in qualche almena località molto scenografica? Ecco, ogni volta che le vedo non posso fare a meno di domandarmi che ricordo trasmetteranno mai quelle foto inscenate).

Volevo scrivere un post sui sentimenti, invece mi ritrovo a scriverne uno sulla fotografia…. Vediamo se riuscirò a chiudere il discorso e tornare al punto. Anni fa un amico che studia antropologia ed è appassionato di fotografia mi raccontava il dilemma degli antropologi nel fotografare la realtà che studiano: premesso che scattare foto “rubate” all’insaputa dei soggetti è scorretto, pericoloso e molto difficile, le alternative che si presentano sono due. O si lascia che i soggetti si dispongano come preferiscono; o li dispone in ordine il fotografo. Teoricamente, verrebbe da pensare, la prima soluzione è preferibile perché più naturale (ovvero spontanea). Ciò, tuttavia, non è necessariamente vero: infatti, così si nasconderebbero rapporti di potere comunque esistenti -per esempio, il “capofamiglia” potrebbe mettere in posizione subordinata la moglie e “ordinare” i figli secondo l’importanza che vi attribuisce (o, a contrario, potrebbe voler nascondere allo spettatore la subordinazione degli altri).
Ecco quindi che la preliminare osservazione del fotografo ed il suo intervento nel disporre i soggetti potrebbe esser utile per rendere più veritiero il ritratto (ad esempio, esplicitando i concreti ruoli e funzioni dei soggetti in un dato contesto). Ma, per l’appunto, questo non sarebbe più spontaneo (che vi sia un trade-off fra veridicità e spontaneità? Forse l’Arte alla sua massima perfezione sta proprio nel superarlo).

Insomma, chi determina il “racconto” di una storia ha sempre qualche logica soggettiva, persino un “interesse” (un pò come al cementerio de la Recoleta).
Azzardo un’ipotesi: cosa vorrebbero comunicarci, anche subliminalmente, due futuri sposi? Armonia, benessere (nel senso di stare “bene” insieme, con tutte le possibile sfaccettature), amore. Credo questa intenzone sia comune a tutte le coppie.
La differenza starebbe allora tutta nel come si sceglie di trasmettere questi contenuti identici: da una parte, come scrissi allora, sigari; rum e whisky falsamente pretenziosi; un tripudio di rosa e rose di plastica; uno sfondo “da favola” scelto ad hoc…mah, mi lasciano perplesso. Rispondo forse alla vostra realtà? O sono una favoletta matrimoniale, che fa molto chic almeno per un momento?
Ecco, fra un matrimonio e l’altro passa la stessa differenza che c’è fra un paesaggio delle ville venete buttato lì per l’occasione ed una cascina emiliana vissuta. Nel primo caso ti aspetteresti quasi le vacche nascoste dal fondale (od inghirlandate…); nel secondo, di veder uscire la massaia col canovaccio ed un piatto fumante.

Cosa dovrei aspettarmi da questo matrimonio di Mery & Peter? Una sincera dimostrazione d’amore. E viste le premesse son convinto l’avremo.
Non credo di poter immaginare felicità più grande. Per loro e per noi invitati a condividerla.

Comunque vada, il mio piano per il weekend è semplice: drink, make a toast, drink, smoke a cigar, drink, drink, dance (maybe?), drink, more drink, get drunk, do not jump on the pool!!, stay drunk, crawl home. Oltre ad un altro paio di cazzate non ancora meglio programmate. Spero solo di arrivare a domenica. E di arrivarci senza cadere in melense e patetiche paranoie filosofeggianti da “chissà se troverò anche io un amore così!“. Vado a stirarmi la camicia.
Auguriamo allora a Mery & Peter tanta felicità.
(Ed augurate a me di ritrovar la via di casa con ancora un pò di dignità intatta, da sputtanare alla prossima occasione).