Pillole di giustizia: Considerazioni a condanna annunciata

La definitiva sentenza della Corte di Cassazione che ha messo la parola “fine” alla vicenda giudiziaria di Berlusconi relativamente all’accusa di frode fiscale e fondi neri per Mediaset ha aperto ad una marea di commenti, analisi, riflessioni….
Come giurista e come persona impegnata in politica, mi sento di aggiungere a questa marea anche le mie, che certo non saranno risolutive ma -forse- aiuteranno il confronto.
Per tutti gli interessati alle motivazioni dei primi due gradi di giudizio, basta una ricerca qui: http://www.penalecontemporaneo.it/

1. Gioire” per la condanna
Ho già espresso la mia soddisfazione e piacere per l’esito del giudizio, ma sento levarsi contro tale soddisfazione diverse dimostrazioni di scandalo e ribrezzo.
Provo allora a precisarne le ragioni.
Ragioni che non hanno nulla di politico, ma sono esclusivamente fondate sul rispetto del principio di legalità e giustizia.
Da un punto di vista puramente statistico, salvo casi eccezionali, se Tizio viene imputato cento volte e 99 evita la condanna, che arrivi alla 100° secondo me è un motivo di soddisfazione. Tizio potrà anche esser innocente 90, forse persino tutte e 99 volte, ma la giustizia non agisce a caso. O, meglio, il caso esiste, ma per definizione non rappresenta il 99%.
In più, se Tizio è riuscito ad evitare la condanna in modi truffaldini (ad esempio, perché ha avuto un avvocato degno di “Carlito’s way“), il fatto che infine la giustizia riesca ad affermarsi è doppiamente importante.
E per modi truffaldini ne intendo molti: dal corrompere testimoni o giudici al cambiare le regole del gioco. Il solo fatto che il nostro Tizio abbia potuto modificare tali regole è un’oscenità indicibile, una violenza alla giustizia.

2. L’avversario politico
A mio modesto modo di vedere, con la condanna la politica non c’entra nulla.
Mi spiego: leit motiv di chi protesta contro la condanna è che essa fosse un “modo per far fuori un avversario politico” (su cui tornerò, in parte, alla fine) ed ogni celebrazione è solo dettata dalla soddisfazione di aver così finalmente eliminato un avversario.
Ebbene, personalmente ribadisco che la persona dell’imputato è per me indifferente. Se i giudici riterranno Penati colpevole, sarò ugualmente contento che la sua condanna venga confermata anche dalla Corte di Cassazione.
O dovremmo solo fare un’eccezione per Berlusconi perché è un leader politico?
Bhè, se la pensiamo così istituiamo direttamente la scriminante di “leader politico” e diciamo che ogni politico non è responsabile dei reati eventualmente commessi….
No: proviamo per un istante a pensare alla persona -condannato- di Berlusconi come un cittadino italiano e la risposta sarà semplice, lapalissiana: le leggi vanno rispettate, applicate, eseguite senza distinzioni di sorta. Neppure di “investitura popolare”.

3.  Il carcere
C’è pure una velata accusa di sadismo quando si menziona la soddisfazione abbinandola all’incarcerazione.
Intanto, Berlusconi non andrà in carcere per raggiunti limiti di età. Tanto per dire. L’unica ipotesi potrebbe esser l’arresto in flagranza se violasse le disposizione sugli arresti domiciliari / affidamento in prova ai servizi sociali.
Ciò detto, la soddisfazione non è in alcun modo legata alla carcerazione, che in Italia è una pena disumana. Semmai, essa è legata a) all’affermazione incontrovertibile di una verità; b) all’esecuzione del principio di giustizia. Se la pena viene comminata negli arresti domicilari, ciò per me va benissimo. Aggiungo: andrebbe benissimo anche si trattasse di una semplice multa. Perché, come scriveva già Beccaria, nulla rafforza di più il senso di rispetto per le leggi che la loro certa applicazione.
Ma questa valutazione spetta al codice.
Piuttosto, dovremmo riflettere sul risarcimento danni all’Agenzia delle Entrate -communato in 10.000.000 di Euro, se ho ben letto-.

4. Le ragioni della condanna
Non volendo fare affermazioni affrettate, mi son cercato io stesso “le carte” (le motivazioni) delle sentenze di primo e secondo grado.
In esse (sentenza di primo grado) si legge: “Rileva il Collegio che il c.d. “giro dei diritti” si inserisce in un contesto più generale di ricorso a società off shore anche non ufficiali ideate e realizzate da Berlusconi avvalendosi di strettissimi e fidati collaboratori quali Berruti 142, Milis e Del Bue nonché di alcuni dirigenti
finanziari del Gruppo Fininvest.
Questo contesto è già stato ampiamente analizzato in tutte le sue possibil i sfaccettature; quello che qui si intende ribadire è la pacifica diretta riferibilità a Berlusconi della ideazione, creazione e sviluppo del sistema che consentiva la disponibilità di denaro separato da Fininvest ed occulto
.” Ahn però!
Ma prosegue “Vi è la piena prova, orale e documentale, che Berlusconi abbia direttamente gestito la fase iniziale per così dire del Group B) e, quindi, del l ‘ enorme evasione fiscale realizzata con le società off shore di cui si è lungamente detto. Questa fase è stata condotta da persone di sicura fiducia dell ‘ imputato e quando Milis non ha potuto proseguire, a causa della vicenda Edsaco, i tramite sono stati spostati a Malta sotto il controllo del Del Bue.” E di seguito: “E del resto la qualità di Berlusconi di azionista di maggioranza e dominus indiscusso del gruppo gli consentiva pacificamente qualsiasi possibilità di i ntervento, anche in mancanza di poteri gestori formali. La permanenza di tutti i suoi fidati collaboratori, ma anche correi , ne costituisce la più evidente dimostrazione.
L’affermazione “non poteva non sapere“, falsamente messa in giro dalla difesa, si fonda su un ragionamento semplicissimo: cui prodest? E’ possibile immaginare che un gruppo industriale si lasci pacificamente rubare milioni di euro per anni ed anni senza rendersi conto di nulla?
No, non pare plausibile.
Queste le parole della Corte d’Appello: “Un imprenditore che pertanto avrebbe dovuto essere così sprovveduto da non avvedersi del fatto che avrebbe potuto notevolmente ridurre il budget di quello che era il maggior costo per le sue aziende e che tutti questi personaggi, che a lui facevano diretto riferimento, non solo gli occultavano tale fondamentale opportunità ma che, su questo, lucravano ingenti somme, sostanzialmente a lui, oltre che a Mediaset, sottraendole“.
Ora, noi tutti sappiamo che Berlusconi ha stima di sé come grande imprenditore…. Sapete cosa mi ricorda? Mi ricorda il Rutelli “Non son ladro, sò scemo“…. contento tu!
Così, poco oltre: “Ed era assolutamente ovvio che la gestione dei diritti, il principale costo sostenuto dal gruppo, fosse una questione strategica e quindi fosse di interesse della proprietà, di una proprietà che, appunto, rimaneva interessata e coinvolta nelle scelte gestionali, pur abbandonando l’operatività giornaliera“.
Ora, cari berlusconiani, le opzioni a vostra disposizione sono due: i) Berlusconi è un evasore fiscale acclarato e condannato; ii) Berlusconi è un pirla, incapace di amministrare le proprie aziende.In entrambi i casi, non è uomo cui affidare la gestione dello Stato.

Aggiungo, alcune considerazioni sulla democrazia, o forse sarebbe opportuno dire sulla concezione berlusconiana della democrazia.

5. I poteri dello Stato
Il primo punto, facimente confutabile anche da chi abbia la semplice licenza media, riguarda la magistratura (la giustizia) come “ordine dello Stato“.
Questa l’affermazione di Berlusconi nel proprio videomessaggio dopo la condanna: “una parte della magistratura, nel nostro Paese sia diventata un soggetto irresponsabile, una variabile incontrollabile ed incontrollata, che è assurta da ‘ordine dello Stato’ (con magistrati non eletti dal popolo ma selezionati attraverso un concorso come tutti i funzionari pubblici) a un vero e proprio ‘potere dello Stato’” – l’intero transcript qui.
Mi dispiace dove ricorrere a tale autorità intellettuale per demistificare una simile affermazione, ma basterà ricorda come Montesquieu nel proprio “Lo spirito delle leggi” parlasse di divisione dei poteri fra un potere legislativo, potere esecutivo e potere giudiziario.
Insomma, l’idea berlusconiana che la giustizia debba essere un “ordine” dello Stato, in qualche modo subordinato agli altri poteri, è un puro e semplice sovvertimento dell’idea democratica.

6. L’autorità  democratica
La successiva riguarda l’idea di Berlusconi secondo la quale la giustizia (i giudici) non può “sovvertire” il risultato democratico, inteso come espressione della volontà popolare.
Larry Diamond, professore di “democratic developmentStanford ed affermato studioso che certo non corre il rischio di essere bollato come “comunista”, ha in realtà un’idea leggermente diversa. In proprio mooc accessibile a tutti, egli afferma discutento delle fonti della legittimazione democratica: “over time, a democratic system must make a transition, from a charismatic authority -if that played a role at the beginning. The founding of a democracy to a rational system of authority based on the law or the Constitution. Seymour Lipset and Martin Lipset argued that there needs to be a separation between the source of authority and the agent of authority. In a democracy the source of authority is the Constitution. It’s the sacred legal document defining the rules of the game” proseguendo poi “But in terms of genuine power and authority, in a presidential system even, what lies above the elected, the ruler, is the Constitution as the source of authority“.
Insomma, secondo Diamond “la più alta autorità [highest authority] in una democrazia” è rappresentata dalla “Costituzione e dal sistema giudiziario“, in quanto potere destinato al suo controllo e tutela (quanto già affermato da Carl Schmitt nel proprio “Il custode della Costituzione“).
– di Diamond consiglio anche questo video, specie per la parte relativa alle riforme costituzionali –

7. La persona e le istituzioni
Ultima considerazione, strettamente collegata alle precedenti, riguardante l’affermazione –sostenuta da ultima da Daniela Santanchè– è l’idea per la quale essendo Berlusconi un leader politico chiave del nostro paese, per continuare a garantire la rappresentanza democratica, gli deve essere concessa una grazia.
Anche questa, un’idea fortemente distorta.
In democrazia, le istituzioni e le idee rimangono, mentre le persone (inclusi i leaders) vanno e vengono. L’idea che una parte politica necessiti imprescindibilmente di una specifica persona per poter essere rappresentata, è ovviamente una forzatura: se non si trovano altri esponenti validi (“validi” presumibilmente nel senso di in grado di competere con gli avversari politici: quindi implicitamente si rinnega persino lo stesso principio democratico di sovranità popolare!), è evidente che detta parte politica rappresenta una miseria intellettuale e personale incapace di rigenerarsi a seconda dei temi ed indegna di essere fidata nella gestione dello Stato.

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