E.A.P. – Wish

Prima di arrivare all’editoria a pagamento, vorrei partire da una peculiarità tutta italiana, tra i ziliardi che ci affliggono. La peculiarità consiste nelle forme assunte dal mercato dell’editoria nella sua interezza, afflitto da un male pressoché incurabile. Non esistono lettori. O meglio, diciamola com’è veramente. In Italia esistono più scrittori che lettori, come dice scherzando (ma neanche troppo) Benigni.

Il mercato dell’editoria per la maggior parte fa riferimento a nomi di grido. Dove i nomi di grido, ahimé, non sempre sono costituiti da scrittori “veri”. Ho preso in esame la classifica dei più venduti del 2012. Volendo ci sono 100 libri, ma per quel che voglio dire io è sufficiente considerare i primi 25

  1. Cinquanta sfumature di grigio di E. L. James – Mondadori
  2. Fai bei sogni di Massimo Gramellini – Longanesi
  3. Cinquanta sfumature di nero di E. L. James – Mondadori
  4. Cinquanta sfumature di rosso di E. L. James – Mondadori
  5. La dieta Dukan di Pierre Dukan – Sperling & Kupfer
  6. Se ti abbraccio non aver paura di Fulvio Ervas – Marcos y Marcos
  7. L’ inverno del mondo. The century trilogy vol. 2 di Ken Follett – Mondadori
  8. Una lama di luce di Andrea Camilleri – Sellerio Editore Palermo
  9. Una voce di notte di Andrea Camilleri – Sellerio Editore Palermo
  10. Le ricette della dieta Dukan. 350 ricette per dimagrire senza soffrire di Pierre Dukan – Sperling & Kupfer
  11. Sua Santità. Le carte segrete di Benedetto XVI di Gianluigi Nuzzi – Chiarelettere
  12. Il prigioniero del cielo di Carlos Ruiz Zafón – Mondadori
  13. Instant english di John P. Sloan – Gribaudo
  14. La regina di Pomerania e altre storie di Vigàta di Andrea Camilleri – Sellerio Editore Palermo
  15. La dieta Dukan illustrata. La Dukan ancora più facile con 60 nuove ricette di Pierre Dukan – Sperling & Kupfer
  16. Il diavolo, certamente di Andrea Camilleri – Mondadori
  17. Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico di Luis Sepúlveda – Guanda
  18. Giochiamo ancora di Alessandro Del Piero, Maurizio Crosetti – Mondadori
  19. Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry – Bompiani
  20. Il coraggio di sognare. Noi, gli One Direction
  21. Dizionario delle cose perdute di Francesco Guccini – Mondadori
  22. Il linguaggio segreto dei neonati di Tracy Hogg, Melinda Blau – Mondadori
  23. L’ infanzia di Gesù di Benedetto XVI (Joseph Ratzinger) – Rizzoli
  24. Clio make-up di Clio Zammatteo – Rizzoli
  25. Il corpo umano di Paolo Giordano – Mondadori

Innanzitutto notiamo che nei primi 4 classificati ci sono i tre libri delle sfumature. Ora io non ne ho letto neanche uno, mia figlia invece li ha voluti leggere tutti e tre. Per quanto ne so parlano di un blando rapporto dominante-sottomessa. Non so. Io sono rimasto a Histoire d’O, che verso la fine diventava anche un po’ palloso. Ma va bene, son gusti. In ordine sparso abbiamo ben tre libri sulla dieta Dukan. Andiamo avanti. Un libro SUL Papa, un libro DEL Papa (è ancora Papa, vicario, ma sempre Papa, eh). Un libro di Del Piero (!). Uno di Guccini. Uno di un gruppo che non so neanche chi cazzo siano, figuriamoci come possono scrivere, gli One Direction. Un dizionario di inglese, un manuale sui neonati. Siamo a 13. Cioè, nei primi 25 più venduti, 13 sono non-libri. Merdaccia da non-lettori. D’altra parte, cosa ci si può aspettare da un paese dove nella classifica dei primi 10 quotidiani più venduti 5 sono sportivi? Stupisce che il Corriere della Sera sia al primo posto… Si dirà che la rete fagocita il quotidiano. Sì ma la rete dovrebbe fagocitare tutto, quindi la classifica del cartaceo ha comunque un suo perché.

E veniamo ai lettori, anzi ai non-lettori. Una ricerca dell’Istat sull’argomento, relativa al 2011, mostra come in Italia sono poco meno di 26 milioni quelli che hanno letto almeno un libro in un anno, il 45,3% della popolazione. L’1,5% in meno rispetto al 2010. Di questi 26 milioni quasi la metà non ha letto più di tre libri che non fossero legati a motivi scolastici o professionali. Solo il 13,8% appartiene alla categoria dei lettori “forti”, quelli che cioè hanno letto almeno un libro al mese.

Con questi numeri, come fa una casa editrice a sostentarsi? Puntando o sul “caso editoriale”, vedi le sfumature nei vari colori, oppure sul volto noto visto in TV, oppure sul Papa, che è un evergreen. E perché questo? Non certo perché questi libri siano effettivamente letti, ma solo perché “fa fine” averli in casa, esposti da qualche parte. E d’altra parte, parliamoci chiaro, l’interesse dell’editore è vendere, non che quanto vende sia effettivamente letto. Per cui una Mondadori, prima di azzardarsi a dare voce al giovine scrittore di turno, preferirà prendere una Benedetta Parodi con il suo ultimo libro di ricette.

Ora, in tutto questo panorama di non-libri, quotidiani sportivi, e non-lettori, abbiamo curiosamente una MAREA OCEANICA di scrittori. Blogger, romanzieri, saggisti, e via discorrendo. Tutti scrivono, e moltissimi di quelli che scrivono vorrebbero vedere coronato il proprio sogno dalla pubblicazione di un libro. Ed è qui che interviene la perfida EAP, consentendo, ma solo apparentemente, di soddisfare le ambizioni dell’aspirante scrittore. Perché apparentemente? Perché è inevitabile che, una volta che si sia ricorsi alla EAP, nessun editore voglia più sapere nulla del poveretto che vi ha fatto ricorso una volta.

Insomma, siamo in Italia. Perché in un mercato che, diciamocelo, possiamo definire tranquillamente un mercato del cazzo, invece di avere un’imprenditoria sana che va a cercare opportunità, magari dando voce a giovani poeti e scrittori e assumendosi il rischio, invece di cercare di invertire una tendenza di non-lettura che è pericolosissima sul piano squisitamente della cultura (il linguaggio giovanile si va sempre più impoverendo, si usano poche centinaia di vocaboli e non di più, le forme verbali appena complesse sono in via di dismissione), invece di, in altre parole, cercare di trovare soluzioni al problema base, si cerca di trovare il modo di cavar denaro facendo leva sui bassi istinti. I furbetti del quartierino, tanto per cambiare. Che fare allora? Mi verrebbe da dire di scrivere in inglese. Almeno il pubblico potenziale è talmente vasto da giustificare financo un tentativo di autopubblicazione (non EAP, si badi bene) in ebook.