Nick Drake (Yangon, Birmania 19.6.1948 – Tanworth-in-Arden, U.K. 25.11.1974)

Sono passati trentanove anni da quando Nick se n’è andato. La sua vita rimane ancora oggi piena di misteri. E’ diventato una specie di Emily Dickinson dei nostri giorni: praticamente uno sconosciuto quando era in vita e poi riconosciuto come un grande soltanto una volta morto.

Del resto, dei suoi ventisei anni di vita, molti sono caduti nell’oblio e nessuno sa bene che cosa sia davvero successo. Si ha la certezza soltanto di diciannove concerti e tre albums in studio tra il 1969 e il 1972. In altre parole il mistero della sua vita è in concorrenza con il tono meraviglioso della sua musica.

Era un uomo di poche parole e permetteva loro di uscire quasi esclusivamente fuori dalla sua bocca solo per cantare poesie con il unico e incredibile tono di voce.

I suoi dischi appena uscirono vendettero pochissimo e questo lo bloccò nelle sue performance live obbligandolo a combattere contro una maledetta depressione che lo portò rapidamente sottoterra non prima di averlo fatto diventare dipendente di marijuana e LSD. Sua madre lo trovò senza vita nel suo letto e il coroner sentenziò che si fosse suicidato con un overdose di Tryptizol, un anti depressivo di cui aveva cominciato a fare grande uso.

La sua fortuna postuma comincia negli anni ottanta quando incredibilmente molti artisti cominciarono a dichiararlo musa ispiratore delle loro canzoni. In modo totalmente inaspettato la sua musica cominciò a essere usata anche da grandi marchi per le loro pubblicità a livello mondiale (Volkswagen su tutte) e cominciò a vendere più dischi di quanto qualcuno avrebbe mai potuto credere.

Ho sempre amato Nick perché, nonostante tutti ancora oggi lo considerino un malinconico, aveva un grande senso dell’umorismo, solo molto più sofisticato di quello che in genere si riesce comunemente  a trovare. Aveva un’incredibile originalità e una visione musicale fresca in modo misterioso. Usava accordature assurdamente strampalate che quasi nessuno ha mai più utilizzato ma che rendevano armonie così interessanti che ancora oggi sembrano attuali. E quando tutti quelli del suo tempo puntavano a una evoluzione più barocca e più elaborata della musica Nick se ne uscì fuori con l’ultimo disco molto semplice, minimale. Tutti andavano in un’altra direzione lui si mise a fare un disco solo voce e chitarra. Pink moon.

Una cosa geniale.

So long Nick