Il processo – Redpoz

Lo so, appena visto il tema vi sarete aspettati come minimo un riferimento al 30 luglio ed alla carriera giudiziaria di Berlusconi.

No, mettetevela via.
No, giuro che non parlerò di questo.
No. Giuro…

Uhm… detto questo mi sento un pò come l’idiota di Mr. Wiggles: e adesso di che cazzo parlo?
E ve lo dico io di che parlo
! Bhè, questo mi pare anche scontato.
Parlo di Edward Snowden, cioè parlo di privacy, riservatezza, confindenzialità.
Che sono un processo comunicativo, che possono risolversi in processo giudiziario, che richiedono un processo giuridico per la loro tutela.

Tesi: viviamo in un mondo in cui la riservatezza è violata costantemente e va ristabilita.
Il “caso Snowden” con le sue rivelazioni è solo l’ultima, in ordine temporale, denuncia di una serie di “intrusioni” non pienamente lecite nella sfera personale. Queste intrusioni sono sia da parte dello Stato che di privati: il primo a scopo di controllo della popolazione e “sicurezza”; i secondi per fini commerciali.
Siano programmi “ECHELON”/ “PRISM” o sistemi come “Graph search” di Facebook, la tecnica che usano per intrufolarsi nella nostra sfera privata è subdola: non vanno direttamente a verificare i vivo contenuto delle nostre comunicazioni, ma valutano “elementi ricorrenti”, espressioni di preferenze che permettono di inquadrarci nelle categorie opportuni (“potenziali terroristi” o “consumatori di X”).
La cosa è maggiormente aggravata dalla cooperazione fra Stato e privati: uno degli aspetti più gravi e sconvolgenti del programma “PRISM” è proprio come l’agenzia USA abbia forzato i privati (nel caso: società di telecomunicazioni) per obbligarli a fornire accesso alle comunicazioni dei loro utenti. Alternativa: non operare negli Stati Uniti.
Capirai che alternativa…. “o accetti queste condizioni, o non lavori nel primo mercato mondiale”.

Antitesi: a) è libera scelta; b) è questione di sicurezza; c) è sempre accaduto.
Lo so che mi beccherò nuovamente l’accusa di esser “scolastico” nelle mie analisi (accusa che rigetto fermamente), perché -si dice- chi pubblica informazioni in rete accetta i termini di servizio previsti dai vari siti (Facebook, Twitter, WordPress….. WordPress???) ed accetta anche di mettere in pubblico informazioni che un tempo avremmo tenuto strettamente riservate (esattamente come la moda: oggi scopriamo parti del corpo -le spalle!!!- che un tempo avremmo tenuto ben coperte).
In secondo luogo, si ribatte, questo è un tema di sicurezza nazionale. Quindi, siamo disposti a compromettere un pò la nostra privacy per la sicurezza di tutti. Questo argomento mi ricorda sempre l’arguta risposta che diede l’on. Frattini quando commissario UE per la Sicurezza ed i diritti fondamentali a chi lamentava l’eccessiva invasione -appunto- della privacy e la lesione del diritto alla riservatezza; diceva Frattini: “la libertà, la sicurezza e la vita sono diritti fondamentali di rango ben superiore!“, quindi ben venga la compromissione di quello alla privacy.
Ho sempre considerato un simile argomentare semplicemente ridicolo: se la vita giustifica tutto, allora lunga vita alle dittature!
Terzo ed ultimo argomento: gli Stati hanno sempre spiato i cittadini. Nessuna novità, solo un aggiornamento delle tecniche.

Sintesi: il post è mio e decido io come va a finire!
Questo processo allo “spionaggio” si conclude -lo anticipo già- con una condanna. Aggiungo: la corte non accetterà richieste di clemenza.
Citando uno yankee come Benjamin Franklin “Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza e le perderà entrambe“.
Signori miei, la libertà personale, la riservatezza e la possibilità di comunicare sono i fondamenti della libertà e della democrazia.
Non a caso, gli Stati hanno sviluppato nelle proprie Costituzioni e codici penali precise garanzie per la riservatezza della comunicazione. Garanzie che includono, ecco l’aspetto fondamentale, una verifica giudiziaria: tale controllo per propria natura presuppone a) di avvenire da un ente terzo ed imparziale; b) di essere individualizzato.
Il secondo aspetto viene spesso sottovalutato: fino ad oggi, ogni “intercettazione” era sempre focalizzata su un soggetto ben determinato. “PRISM” e servizi come “Graph search”, al contrario, lavorano massivamente: controllano tutti.
Ed i dati della security americana confermano come il controllo giudiziario fosse inesistente….
Si potrebbe persino argomentare che i nostri strumenti normativi sono antiquati ed inadeguati alle nuove tecnologie. Questo è possibile, ma essi rimangono validi ed in pieno vigore. Così, se il codice penale vieta di “aprire” o comunque prendere conoscenza della corrispondenza, che è normalmente considerata “privata” fra le parti coinvolte.
Se un software oggi consente di far ciò senza “aprire” la corrispondenza elettronica, tale attività rimane una violazione (infatti, società come Google hanno lunghissimi caveat sulle condizioni di contratto perché il cliente acconsenta a ciò).

Ricordo, pur se differente, un caso americano utile al paragone: tramite l’impiego di telecamere termiche e pur senza entrare nella proprietà privata, la polizia individuò una coltivazione di marijuana in una casa. Arrivati a processo, il giudice ritenne che -in assenza delle debite autorizzazione (il famoso “mandato”), tale search fosse una violazione della privaci, quindi illegale.
Per i culturi della materia, tale è lo stesso principio di Roe vs. Wade, caso principe negli USA che condusse alla legalizzazione dell’aborto.

Mentre ancora infuria la “battaglia d’Egitto”, c’è infine da domandarsi se un controllo come quello operato da software come PRISM avrebbe consentito la celebrata “primavera Araba” del 2011… o se sia lecito protestare per i controlli in Cina, ma accettare quelli di USA & co.

Il che, giusto per precisare, non vuol dire affatto che condivido l’idea berlusconiana secondo la quale siamo tutti controllati dalla magistratura. Innanzitutto, perché siamo controllati sì: ma dai servizi di sicurezza, che è pure peggio! In secondo luogo, perché i controlli individualizzati svolti entro i limiti procedurali e giudiziali sono assolutamente accettabili, per garantire la sicurezza.